Archive for: August 2011

La chiesa e gli extraterrestri

Che cosa dice la Chiesa in relazione all’esistenza degli extraterrestri e alla conoscenza che la Bibbia ne aveva?

Mons. Corrado Balducci – portavoce del Vaticano per le conoscenze sugli extraterrestri – ha sostenuto che questi esistono e che la Bibbia li conosceva senza alcun dubbio.

In un’intervista ha dichiarato espressamente:

Non credere agli UFO e alla presenza di altri esseri viventi è peccato [sic!]. La loro esistenza non solo è provata da circa un milione di testimonianze, tra cui anche quelle di molti scienziati atei, ma è anche confermata da alcuni brani della Sacra Scrittura che in alcuni punti chiariscono la presenza di extraterrestri [corsivo nostro].

E ha aggiunto:

Il Salmo 23 recita: “Del Signore è la Terra, l’universo e i suoi abitanti”. Ora, perché il salmista ha voluto, dopo aver citato la Terra, ricordare anche l’universo con «i suoi abitanti»? Questo vuol dire che la presenza di altri esseri viventi è certa. Anche la teologia è d’accordo con questa tesi.

Un esegeta, padre Aristide Serra, docente all’Università Marianum di Roma, ha precisato che «nella parola universo», presente nella Bibbia 66 volte, «è data per implicita e ovvia la presenza di altri mondi abitati».

Alcuni teologi ricordano poi due citazioni riconducibili alla stessa convinzione:

• la prima dal Salmo 95, che al versetto II afferma: «Gioiscano i cieli ed esulti la Terra»;

• la seconda è nel Vangelo di Giovanni, nel quale è scritto (Gv 10,16): «E altre pecore ho che non da il recinto questo; anche quelle bisogna io conduca».

Il cardinale Niccolò Cusano, filosofo e scienziato vissuto nel XV secolo, diceva:

Non c’è stella dalla quale siamo autorizzati a escludere l’esistenza di esseri, sia pure diversi da noi.

Padre Angelo Secchi, gesuita e astronomo scomparso nel 1876, scriveva:

È assurdo considerare i mondi che ci circondano come enormi deserti inabitati e cercare il significato del nostro universo in questo nostro piccolo mondo abitato.

Padre Pio da Pietralcina, a chi gli chiese un giorno se gli extraterrestri esistessero veramente, ha risposto:

L’onnipotenza di Dio non si limita al solo pianeta Terra. In altri pianeti esistono delle creature e altri esseri che non hanno peccato come noi e che pregano Dio.

Il reverendo Dessauer di Monaco, partecipando a un convegno di teologi e sociologi, affermò che la Terra è oggetto di attenzione da parte di esseri intelligenti provenienti da altri pianeti.

Gli uomini si devono preparare all’incontro con questi esseri.

L’astronomo gesuita José Luis Funes, direttore della Specola Vaticana, dichiara esplicitamente la sua ferma convinzione nell’esistenza della vita extraterrestre e afferma pure che un giorno incontreremo gli alieni come «fratelli». Non a caso nel mese di novembre del 2009, presso la Casina Pio IV, nella settimana di studi “Astrobiology” promossa dalla Pontificia Accademia delle Scienze, l’ottava sessione dei lavori aveva come titolo“Intelligenza altrove e vita ombra” e si è occupata delle ipotesi sull’esistenza di forme di vita senziente in altri mondi, e della possibilità della presenza di forme di vita diverse dalla nostra nel nostro mondo! Lo stesso padre Funes ha detto che le domande

riguardanti l’origine della vita, e la sua esistenza da qualche altra parte nell’universo, sono «molto interessanti» e meritano seria considerazione, e che «questi interrogativi hanno molte implicazioni filosofiche e teologiche…».

Noi siamo pienamente convinti della fondatezza delle affermazioni di padre Funes e di mons. Balducci e, rispetto al solo Salmo 23 citato da quest’ultimo, il presente libro ha fornito ben più ampie e documentate testimonianze del fatto che la Bibbia veramente conosceva gli extraterrestri!

Insomma, noi pensiamo che l’incontro con i “fratelli” alieni preconizzato dall’astronomo Funes e dal reverendo Dessauer molto probabilmente è già avvenuto e la Bibbia ce ne ha dato conto.

Dunque anche la Chiesa – sia pure in sordina e senza dare alcuna enfasi alle sue affermazioni… – ha riconosciuto che la Bibbia conosceva molto bene gli extraterrestri.

Sarebbe auspicabile ora che facesse il passo successivo, vale a dire rinunciare alla visione forzatamente spiritualista e provare a leggere la Bibbia per quello che è: un libro di storia (scritto naturalmente con le categorie culturali e linguistiche del tempo…)!

Ma, in attesa che questo avvenga – e che la teologia divenga una branca dell’astrofisica… – si pone imperativa una domanda:

• Se il Dio tradizionalmente considerato come la fonte del pensiero religioso giudaico-cristiano risulta essere in realtà nulla più che un individuo (o meglio un insieme di individui in carne e ossa che hanno plasmato l’uomo a loro immagine e somiglianza) da dove proviene l’ispirazione dei testi su cui si è formata l’intera religiosità occidentale?

 

Tratto dal blog di Mauro Biglino

http://www.bibbia-alieni.it/?p=1027#more-1027

Creatori di malattie

Forse dobbiamo iniziare a pensare che le industrie farmaceutiche non pensano al nostro benessere ma al loro profitto.
Forse dobbiamo iniziare a pensare che l’iter sanitario occidentale potrebbe essere sbagliato.

Forse dobbiamo pensare che le multinazionali non ci vedono come persone ma come consumatori,e nel caso specifico come malati.
Forse dobbiamo iniziare a pensare che se una medicina cura una malattia come un placebo,la malattia non è nel corpo ma nella mente.
Ma soprattutto state attenti perchè potreste soffrire di vescica iperattiva oppure da sintomo da gambe irrequiete oppure da shopping compulsivo.

Gente sveglia…che questi ci ammazzano!

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150 ragioni tecniche contro il TAV-Critiche ufficiali

Tratto da
Pro Natura Piemonte
ALTRE 150 BREVI RAGIONI TECNICHE CONTRO IL TAV IN VAL DI SUSA
Per i 150 anni dell’ Unità d’ Italia
(di Mario Cavargna, Presidente di Pro Natura Piemonte e master di ingegneria ambientale)

 

Critiche ufficiali

14) Le due perizie più autorevoli fatte sulla Torino-Lione sono quella commissionata dal Ministro dei Trasporti francese a Christian Brossier ed ad altri due esperti del Conseil Général des Ponts et Chaussées, e resa pubblica a maggio 1998. Vi è poi quella del cosiddetto “audit” sui grandi progetti ferroviari, commissionato dal Governo francese al Conseil Général des Ponts et Chaussées, presentata a maggio del 2003: entrambe hanno stroncato decisamente il progetto. In Italia non è mai stata fatta una analoga verifica.

15) Il rapporto Brossier dice che “occorre attendere l’evoluzione del contesto internazionale e particolarmente in Svizzera ed Austria, prima di intraprendere un nuovo traforo sotto le Alpi”; che il nuovo tunnel per il TGV e l’autostrada ferroviaria sulla Torino-Lione “non sono una priorità”, e che “conviene intervenire sulla linea esistente”.

16) Nell’audit realizzato nel 2003 dal Conseil Général des Ponts et Chaussées sui progetti di grandi infrastrutture ferroviarie, la stroncatura della Torino-Lione, sotto tutti i punti di vista, è ancora più netta. Le proiezioni presentate da LTF vengono giudicate inattendibili. L’audit rileva che “la capacità di trasporto dei nuovi itinerari svizzeri si collocherà tra 40 e 65 MT all’anno, e che saranno in netta concorrenza con gli itinerari francesi”. Sviluppando diverse simulazioni, conclude che nell’orizzonte ventennale del 2023 “al Frejus passerà un traffico nettamente inferiore (!) a quello del recente passato e che la Lione-Torino sarà ininfluente nel rapporto gomma/rotaia ma, al massimo, si limiterà a catturare un traffico che sarebbe transitato non per i tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco, ma per le ferrovie svizzere”.
L’audit non fu posto in votazione perché i deputati della regione Rhone Alpes minacciarono di ritirare l’appoggio al governo.

17 ) Remy Prud’homme, economista, professore emerito di Economia all’Università di Parigi, che si è interessato delle linee ad alta velocità francesi, ha valutato anche il progetto della Lione-Torino, giungendo alla conclusione che la linea comporterebbe uno spreco di circa 19 miliardi di euro per la tratta internazionale, anche quando si accettino il punto di vista dei proponenti sui cosidetti benefici esterni dell’opera.

18 ) Marco Ponti, professore di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, Marco Boitani, professore di Economia Politica all’Università di Milano e Francesco Ramella, ingegnere di trasporti, tutti e tre importanti articolisti su giornali economici come “Il Sole 24 Ore”, hanno pubblicato nel 2007 un lungo saggio dal titolo “Le ragioni liberali del No alla Torino-Lione”, che sottolinea “la inesistenza di una domanda passeggeri merci tale da giustificare questa linea”. Per Marco Ponti, che è stato il primo, nel 2005, a calcolare il preventivo per la nuova linea in 17 miliardi di euro di allora, “questo progetto non andava neppure presentato“. Se lo si fosse ascoltato, l’Italia avrebbe già risparmiato spese per mezzo miliardo di euro.

19) Una ricerca svolta all’Università di Siena da M. Federici e continuata da M.V. Chester e A. Horvarth sottolinea che “Il trasporto ferroviario è peggiore del trasporto stradale per le emissioni di CO2, particolato ed SOx, mentre sono confrontabili i valori di altre specie gassose. Il TAV mostra valori sistematicamente peggiori del trasporto ferroviario classico e la causa è da ricercarsi nella eccessiva infrastrutturazione del TAV e nella eccessiva potenza dei treni: un TAV emette il 26% di CO2 in più rispetto ad un treno classico ed il 270% in più rispetto ad un camion. Quindi da un punto di vista energetico ambientale il trasferimento delle merci dalla gomma al TAV non trova nessuna giustificazione. Questi risultati, relativi al tratto Bologna-Firenze, sono assolutamente applicabili anche al progetto della Val di Susa, in entrambi i casi si tratta di opere assolutamente sproporzionate ed ingiustificate rispetto al carico di trasporto che possono avere.”

 

150 ragioni tecniche contro il TAV-Insostenibilità dei costi

Tratto da
Pro Natura Piemonte
ALTRE 150 BREVI RAGIONI TECNICHE CONTRO IL TAV IN VAL DI SUSA
Per i 150 anni dell’ Unità d’ Italia
(di Mario Cavargna, Presidente di Pro Natura Piemonte e master di ingegneria ambientale)

 

1) Una grande opera o è fortemente utile o è fortemente dannosa, perché richiede investimenti che vengono sottratti ad altri capitoli di spesa e perché ha un forte impatto sul territorio che la ospita. La questione fondamentale del progetto della nuova linea ferroviaria Lione-Torino, che è anche la più costosa opera pubblica mai progettata in Italia, è la sua inutilità, perché le ipotesi di traffico su cui si basa sono state smentite dalla realtà dei fatti, che mostrano una inarrestabile caduta dei movimenti di merci e di passeggeri sulla sua direttrice.

2) Al traforo del Frejus, il traffico merci della ferrovia esistente è sceso nel 2009 a 2,4 milioni di tonnellate (MT). Si tratta di poco più di un decimo del traffico di 20 MT che erano previsti all’orizzonte del 2010, dalla dichiarazione di Modane dei ministri dei trasporti italiano e francese. La diminuzione è stata largamente indipendente dai lavori di ampliamento del tunnel esistente, perché era cominciata due anni prima dei cantieri, aperti nel 2002, ed è proseguita in modo costante.E’ incredibile che, con dati che si rivelano quasi un decimo di quelli previsti, l’intero arco politico ignori il fatto, non si ponga alcun problema della verifica delle previsioni e continui a premere sull’acceleratore di un progetto che ha perso ogni ragion d’essere.

3) L’insieme del traffico merci dei due tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco è sceso nel 2009 a 18 MT, come nel 1988, cioè 22 anni fa. Il traffico merci del Frejus, nel 2009, è stato di 10 MT, come nel 1993; quello del Monte Bianco si attesta addirittura ai livelli degli anni ’70. La punta massima si è avuta tra il 1994 ed il 1998: da allora i due tunnel hanno perso un terzo del traffico. Questo dimostra che non c’è ragione di costruire delle nuove infrastrutture.
L’insostenibilità dei costi

4) A fronte della inconsistenza delle motivazioni, vi è l’insostenibilità del costo: per la parte comune italo-francese, che comprende il tunnel di base, il dossier presentato alla Unione Europea nel 2007, che rappresenta ancora il documento più attendibile essendo stato firmato dai due ministri competenti, preventiva, al gennaio 2006, il costo di 13,950 miliardi di euro correnti, comprensivi cioè degli oneri finanziari che si formano durante l’arco dei lavori, considerando che prima che l’opera sia finita decorrono gli interessi sulle parti già costruite. L’aumento derivante è calcolato intorno al 33% della cifra totale: il 63%, di questa cifra, che è a carico dell’Italia, corrisponde a 8,8 miliardi che, sommati ai 2 miliardi di euro di opere tecnologiche, fa un totale di 10,8 miliardi di euro.

5) Per la tratta italiana sino al raccordo con Torino, per cui non esiste il confronto con dati ufficiali più recenti, il costo in euro correnti ricavabile dal dossier presentato alla Unione Europea è di 5 miliardi, in valuta del gennaio 2006. A questi vanno sommati gli 0,8 miliardi di euro di opere tecnologiche.
Il totale dei costi a carico dell’Italia per la Torino-Lione sarebbe di almeno 17 miliardi di euro. In più ci sarebbero l’adeguamento dei prezzi, le modifiche di tracciato che hanno comportato oneri aggiuntivi, le eventuali mitigazioni e l’allungamento del periodo di lavori per problemi tecnici. Infine gli interventi necessari al nodo di Torino e l’acquisto del nuovo materiale rotabile, per il trasporto sia di merci sia di passeggeri.

6) Gli adeguamenti dei prezzi possono riservare sorprese. A livello di progetto preliminare per la tratta italiana della parte comune, presentata ad agosto 2010, viene dato un costo che è solo del 5,5% in più rispetto alla valutazione di 4 anni e mezzo prima. Ma a livello di progetto definitivo, per la galleria geognostica di Chiomonte, a maggio 2010, viene dato un costo che raddoppia quello del progetto preliminare del 2005, pur affermando che si tratta di un progetto talmente simile a quello di Venaus da poter essere riaffidato allo stesso gruppo di imprese che aveva vinto l’appalto precedente. Si passa dai 65 milioni di euro per 7 km di galleria (+19 milioni per un eventuale prolungamento di 3 km) del 2005, ai 137 milioni di euro per 7,5 km del progetto di maggio 2010. Il solo adeguamento dei prezzi 2004-2009 ha comportato un aumento del 30 % in 5 anni!

7) Su queste basi non sembra fuori luogo prevedere un raddoppio dei costi di tutta l’opera ed ipotizzare per la Torino-Lione un costo per l’Italia di 35 miliardi di euro, più le voci che, come si è detto, sono ancora da calcolare. I consuntivi per il progetto dell’Alta Velocità italiana fanno ritenere corretta tale cifra. Le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte rispetto ai preventivi, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte rispetto al 1991. Il costo ipotizzato rappresenterebbe un aumento di 6 volte rispetto ai corrispondenti preventivi di 20 anni fa e quindi rientrerebbe nella norma.

8 ) Il costo al km dà dei dati impressionanti: se facciamo una media della intera parte comune italo-francese dividendo i 14 miliardi di euro della domanda di finanziamento all’Unione Europea per gli 80 km allora previsti, arriviamo ad un costo di 175 milioni di euro per km, in euro del gennaio 2006. Ma se dividiamo gli 8,8 miliardi che pagherà effettivamente l’Italia per i suoi 35,5 km della parte comune si arriva a 250 milioni per km. Per la tratta esclusivamente italiana, la valutazione è più incerta per via della mancata presentazione del tracciato preliminare, ma le notizie di stampa fornite dagli stessi proponenti ammettono un costo storico di 120 milioni di euro per Km, che, tradotto in euro correnti, corrisponde a 160 milioni di euro per km.

9) Le merci della nuova Torino-Lione non possono attraversare le gallerie del nodo di Torino, perché le normative di sicurezza impediscono il passaggio contemporaneo di passeggeri e merci nelle gallerie che passano sotto la città. Pertanto sarà necessaria la costruzione di una “Gronda merci” a Nord e Nord-Ovest della città, i cui costi andranno ad incrementare quelli del progetto perché il trattato vigente non riguarda il nodo di Torino.

10) Per quanto riguarda l’occupazione indotta, il progetto della tratta italiana della parte comune italo-francese, presentato ad agosto 2010, prevede una occupazione media di 1020 unità lavorative su una durata media di 7 anni. Rimanendo sempre all’ipotesi ottimistica di 8,8 miliardi di euro del 2006, per le opere civili, in termini di occupazione questa cifra, tenendo conto della globalità del lavoro indotto, corrisponde ad un preventivo di 9 milioni di euro per ogni addetto che lavori per 7 anni. Poiché 7 anni sono un quinto di una vita lavorativa questo significa, in termini di occupazione, che alimentare il settore delle grandi opere significa, per le risorse nazionali, investire 45-50 milioni di euro per ogni addetto, cioè poco meno di 100 miliardi di vecchie lire. Ci si può chiedere quanti interventi a favore dell’occupazione, della sanità o dell’istruzione pubblica si potrebbero fare utilizzando diversamente importi di questo peso. E quanto costi allo stato alimentare questo settore anche oltre le effettive necessità infrastrutturali.

11) Il tunnel di base avrà costi altissimi anche per la sola manutenzione ordinaria. Per questa voce, in cui incidono fortemente le spese di raffreddamento, necessario per far scendere la temperatura a 32°C, i proponenti preventivano 65 milioni di euro all’anno.
Remy Prud’homme, professore emerito di economia alla Università di Parigi, sulla base dei costi del TGV France Nord, ha calcolato il costo annuale di gestione sulla base del 3,2% dell’investimento, che significherebbe una spesa di 450 milioni di euro.

12) Ma questo sarebbe solo l’inizio: il presidente della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo, Paolo Costa, in una lettera del 2008 a “La Stampa”, ha scritto che dopo la Torino-Lione bisogna trovare altri 26 miliardi (di primo preventivo) per completare il corridoio italiano sino alla frontiera slovena. Anche qui si tratta di cifre di cui bisogna ipotizzare perlomeno il raddoppio e che,sommate a quelle che sarebbero necessarie per la Torino-Lione, danno l’idea di quale sia l’entità dell’esborso che è nell’interesse di tutti fermare, prima che affondi l’economia italiana.

13) I fondi necessari per la Torino Lione sono direttamente sottratti ad altri interventi.
Già con i primissimi finanziamenti necessari al tunnel geognostico di Chiomonte si è cominciato a prelevare dai fondi che erano già destinati ad altri capitoli di spesa: in questo caso all’ art. 6 del DL 112/2008, che assegnava risorse alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere di risanamento ambientale e all’innovazione tecnologica.
L’economista Marco Ponti, insieme ad altri, ha calcolato che sulla base dei soli preventivi esistenti, la Torino-Lione costerà 1300 euro per ogni famiglia media italiana di quattro persone.

 

La Bibbia e le donne

Estratto dal blog di Mauro Biglino
Articoli di Alessio De Angelis

Dalla Bibbia edizioni Paoline del ’69 leggiamo:

[10] Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via.

[11] Molti per aver mirato la bellezza di donne altrui diventarono reprobi. Il trattenersi con lei è come fuoco fiammante
(Siracide 9: 10, 11)

Trattasi di uno dei passi più scandalosi della Bibbia, dove viene rivelata la vera considerazione che il Dio biblico ha delle donne: un passo del genere non poteva rimanere a lungo nascosto, bisognava eliminarlo!

E così fu! Con un colpo di forbice la pia frode della Chiesa ha tolto ogni problema, cancellando il brano nella Bibbia edizioni CEI del ‘74, nella Bibbia edizioni San Paolo del ‘78, nella Bibbia Nova Vulgata dell’86 e in ogni nuova Bibbia pubblicata recentemente.

Chiunque possieda una Bibbia di antica data, come quella delle edizioni Paoline del 1969, o precedente, potrà riscontrare che ciò che si dice è vero.

E ancora dalle edizioni Paoline del ‘69:

[14] È meglio il male da un uomo che i benefizi da una donna, da una donna che porta vergogna e ignominia (Siracide 42: 14).

Allego un paio di link per meglio far capire la censura operata dalla Chiesa nelle versioni più recenti (da 50 anni a questa parte) della Bibbia:

In Ed. CEI del ’74 e San Paolo del 78 i versi incriminati sono assenti: Link

In Vulgata del 1592, Martini del 1778 e Paoline del ’69 questi passi sono invece presenti: Link

Nei seguenti link si evince chiaramente la censura dal raffronto delle varie Bibbie incriminate:

link 1

link 2

Riguardo i versi di Siracide 42: 14 i termini usati variano da traduttore a traduttore, io ho riportato il passo delle Ed. Paoline del ’69 che recita: “È meglio il male da un uomo che i benefizi da una donna, da una donna che porta vergogna e ignominia.”

La Vulgata riporta: “Melior est enim iniquitas viri quam mulier benefaciens, et mulier confundens in obprobrium.”

CEI ’74 ad esempio traduce: “Meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna, una donna che porta vergogna fino allo scherno.”

San Paolo ’68: “Meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna; una donna svergognata è un obbrobrio.”

Insomma ognuno traduce a modo suo, ma il concetto di fondo rimane sempre lo stesso.

L’ultimo passo: Numeri 5: 16-22

Nella Biblia Vulgata, 1592 – Papa Sisto V e Clemente VIII – c’è scritto:

“Sin autem declinasti a viro tuo, atquae polluta es, et concubuisti cum altero viro: his maledictionibus subiacebis: Det te Dominus in maledictionem, exemplumque cunctorum in populo suo:

Putrescere faciat femur tuum, et tumens uterus tuus disrumpatur. Ingrediantur aquae maledictae in ventrem tuum, et utero tumescente putrescat femur.”

Io traduco così:

Ma se tu ti sei alienata dal tuo marito, e ti sei disonorata e hai dormito con altro uomo, cadrai in queste maledizioni: il Signore ti faccia argomento ed esempio di maledizione a tutto il suo popolo:

faccia infracidire il tuo ventre e gonfi e crepi (disrumpo o dirumpo significa proprio: fare a pezzi, scoppiare, crepare) il tuo utero. Entrino le acque di maledizione nel tuo ventre, ed enfiato (tumesco letteralmente significa: gonfiarsi, ma anche infiammarsi) il tuo utero s’infracidisca (da putresco: putrefarsi, marcire, imputridire) il tuo fianco.

Mi permetto inoltre di esprimere il mio ultimo parere: dopo anni di inane discussioni avute con valenti esperti di esegesi biblica e docenti di Cristologia, ritengo che non sia molto importante riuscire a capire se, ad esempio, in Samuele II 12: 14-18 Yahweh uccida il figlio neonato di re Davide tramite malattia o tramite percosse, e nemmeno è necessario capire se gli orsi che sempre lo stesso dio manda in 2 Re 2: 23, 24 per far sbranare 42 bambini che si prendevano gioco delle calvizie di Eliseo fossero di sesso maschile o femminile, come cercano di capire taluni; il mio unico interesse, invece, consiste nel far capire ai lettori l’inutilità di tali futili minuzie, a favore di una espansione del pensiero scevra da pregiudizi o condizionamenti di sorta, così da far prendere coscienza agli uomini in genere della non esistenza di dèi creati dall’uomo, dando più importanza, in questo modo, al modello di coscienza universale di cui noi tutti facciamo parte.

Fonte:http://www.bibbia-alieni.it/?p=921

http://www.bibbia-alieni.it/?p=856#more-856

Novità nucleare: E-CAT e la fusione fredda

Mentre in tutto il mondo ci si sta allontanando dal nucleare per cercare fonti di energia più sicure, un team di ricercatori italiani, guidati dal fisico Sergio Foccardi e dall’imprenditore Andrea Rossi, ripesca un vecchio progetto basato sulla fusione fredda che garantirebbe una grande produzione di energia senza scorie nè radiazioni.

La storia della fusione fredda inizia nel 1989 : i chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons con una provetta contenente due elettrodi e acqua “pesante”, nella quale l’Idrogeno è sostituito da un isotopo chiamato Deuterio, dimostrarono che fornendo un po’ di elettricità nella provetta iniziava una reazione che era in grado di restituire fino a 5 volte volte l’energia immessa. Questo accade perchè non si trattava di una reazione chimica ma di una fusione nucleare, nel senso che i nuclei degli elementi si fondono tra loro liberando energia. Si tratta di un processo completamente diverso da quello che si verifica oggi nella centrali nucleari, chiamato fissione nucleare: l’energia si ottiene dalla rottura degli atomi o meglio dalla separazione di un nucleo in due nuclei. La fusione fredda sembrava quindi la via per liberarsi definitivamente dal petrolio, ma l’esperimento riusciva a volte si e a volte no, così i due ricercatori persero credibilità e il progetto venne abbandonato.

Alcuni ricercatori come gli italiani dell’Enea di Frascati hanno però continuato a studiare questo fenomeno arrivando a scoprirne alcune importanti caratteristiche come le condizioni in cui si verifica, per poterlo quindi riprodurre agevolmente; da questi primi passi poi la squadra di Sergio Focardi in tre anni ha messo a punto una piccola centrale atomica battezzata “E-CAT” che sta per “EnergyCatalizer” poi ribattezzata “Hyperion”; consiste in un dispositivo da 1 MW che ora l’imprenditore Rossi sta costruendo negli Usa per poi immetterlo nel mercato.

Ma come funziona? Si tratta di un contenitore di acciaio di 50cc in cui viene posta polvere di nichel, idrogeno in pressione e un catalizzatore; il contenitore è a sua volta contenuto in un tubo in cui viene fatta cirolare acqua. All’accensione la corrente arriva all’apparecchio e dà inizio alla fusione fredda, l’acqua si scalda e va in ebollizione; l’energia può essere quindi ottenuta sotto forma di calore, oppure grazie al vapore e ad una turbina sotto forma di energia elettrica. Questa volta però l’energia prodotta secondo Focardi non è più 4-5 volte quella immessa, ma addirittura centinaia di volte maggiore. Per quanto riguarda i materiali utilizzati, idrogeno e nichel si trovano in abbondanza sul nostro pianeta e il prodotto della fusione fredda è il rame, un materiale pregiato, quindi non più pericolose scorie radioattive da sepellire da qualche parte; essendo una reazione nucleare produce delle radiazioni, radiazioni gamma però che in questo caso sono così deboli da poter essere contenute da un involucro di piombo.

Ci sono però alcuni dubbi che rendono il mondo scientifico scettico riguardo al progetto: l’esperimento non è stato ancora pubblicato su nessuna rivista scientifica e poi c’è il fatto che la reazione avviene grazie ad uno speciale catalizzatore la cui formula viene tenuta gelosamente segreta. Nonostante questo, mentre l’Italia si discosta, alcuni paesi come Usa e Svezia sembrano molto interessati al progetto; il prototipo verrà presentato in Ottobre a Bologna per poi essere immesso nel mercato.

Ma aspettando la verifica del progetto c’è chi già pensa ad applicazioni interessanti: la Grecia, uno dei massimi produttori di nichel, appoggerebbe la Defkalion Green Tecnologies nella produzione di queste centrali; per il momento stanno lavorando a due tipi di centrali: una con potenza compresa tra i 5 e 30 kW, per soddisfare il fabbisono di alcuni appartamenti, e poi una da 1-3 MW, che alimenterebbe un paese di 1000 famiglie. L’imprenditore Rossi assicura che una centrale dovrebbe costare circa 2000 dollari al kW per la costruzione e 1 centesimo al kWh per la produzione di energia.

Se i primi E-CAT a ottobre manterranno le promesse avremmo a nostra disposizione una nuova fonte di energia sempre utilizzabile, di dimensioni contenute, che non produce nè gas serra nè radiazioni pericolose..un enorme passo avanti.

Fonti: Focus n. 226, Agosto 2011

http://ecowayoflife.blogspot.com

La borsa valori:cosa succede in Italia!

Fonte esterna riportata da Adriano Caccialepre

Alla fine del 2010 lo spread Btp-Bund (differenza rendimento tassi tra titoli di stato italiani e tedeschi) era di circa 70 punti base (0,70% di differenza), oggi è oltre 220 (2,2% di differenza); corrispondentemente, il rendimento di un Btp decennale era 3.7% ed adesso è il 5.0% (circa).

Se 100 era il prezzo di quel Btp con i tassi al 3.7%, quanto è diventato (quel prezzo) con i tassi al 5.0%?
La matematica finanziaria ci da la risposta “esatta”: 89.97

L’aumento dei tassi di interesse (dal 3.7% al 5.0%), causato principalmente dall’aumento del “rischio Italia” (e, quindi, misurato dal maggior spread rispetto ai Bund tedeschi) ha generato una perdita di valore di quei Btp pari al 10%…

Intesa, dunque, ha perso 5 miliardi (circa) di euro, sui titoli di Stato italiani in portafoglio; e Unicredito poco meno.

Su una capitalizzazione di borsa di circa 30 miliardi (mi riferisco sempre ad Intesa), quei 5 miliardi di perdita hanno rappresentato oltre il 15% di “concreta” diminuzione del valore aziendale (fair-value)… ed hanno giustificato, con la precisione implacabile della matematica, le tremende randellate prese da Intesa in borsa (Unicredit e le altre banche coinvolte hanno avuto comportamenti e “scoppole” simili).

Il mercato, dunque, ha solo fatto i conti e ne ha tirato le ovvie e precise conseguenze.
Berlusconi lo ha chiamato “attacco speculativo all’Italia”… evidentemente non sa fare di conto e non conosce la matematica finanziaria.

Ma perché Intesa e la altre banche hanno comprato quei titoli di Stato, piuttosto che fare il loro mestiere di prestare soldi alle aziende ed ai privati?

Perché sembrava un pasto gratis: si indebitavano sull’interbancario a tassi prossimi all’1% (l’Euribor di fine 2010) ed investivano quei prestiti in Btp decennali al 3.7%… uno sgobbo del 2.7% apparentemente a prova di stupido (per Intesa significava un utile lordo di oltre 1.3 miliardi l’anno: oltre il 30% degli utili del 2010).

Non hanno, neanche lontanamennte, sospettato che le “manovre del governo” sulla riduzione delle tasse, recitate con la massima irresponsabilità dal presidente del consiglio, potessero far schizzare lo spread coi Bund da 70 a 220… e si sono ritrovati fregati… come l’ultimo dei QQQ (leggi: “investitori della domenica”)…

E’ ovvio che, a questo punto, le agenzie di rating abbiano messo quelle banche sotto osservazione… se quello spread continuasse a salire, il valore di mercato dei titoli di Stato nei loro portafogli si ridurrebbe ulterioremente…
Se, ad esempio, lo spread aumentasse di altri 150 punti base (quindi lo stesso aumento già registrato nei primi sei mesi del 2011), il prezzo di quel Btp decennale esaminato sopra, scenderebbe a 79.87 e, per Intesa, significherebbe altri 5 miliardi di perdita… ed altre randellate “matematiche” in borsa…

C’è il rischio che quelle banche falliscono?

Certo che si… se lo spread arriva al 5.0%, il prezzo di quel Btp decennale crolla a 72.5 e il portafoglio di Intesa (ad esempio) dovrebbe essere svalutato di circa 14 miliardi di euro e, quindi, quella Banca, con grandissima probabilità, dovrebbe portare i libri in tribunale… oppure rivolgersi al Tesoro italiano (che, tutto sommato, è in un certo senso l’origine del problema) per non fallire (significherebbe “socializzare” le perdite di cui, come in America, si farebbe carico lo Stato… cioè noi contribuenti).
Ed il 5.0% di spread, di questi tempi, non è affatto una roba dell’altro mondo (Portogallo 8.75%, Irlanda 9.10% e Grecia 13.75%… solo per citare i più “famosi”).
… Non so se mi ho capito…??

Ultima annotazione: nel 1993 (precedente crisi italiana quando ancora c’era la Lira) lo spread (con i Bund) arrivò ad un massimo di 170 punti base… il governo oggi in carica, con i 223 punti attuali, ha polverizzato ogni record precedente.
Non solo: dal 1996 al 2001 (governo di centro-sinistra in carica e Lira ancora in vigore) quello spread era di 35 punti base… e, quindi, coloro che, restando seri, ci raccontano che l’entrata nell’euro ci ha fatto risparmiare una mantagna di interessi, sparano delle portentose stupidagini. Da 35 a 223 punti base, oggi paghiamo oltre 30 miliardi di interessi in più (rispetto ai tempi della Lira) sul debito pubblico… e, ancora una volta, la matematica fa giustizia rispetto ai discorsi inventati dei “cazzari” di professione.