
La Chiesa ci costa ogni anno € 6.086.565.703: ai quali dobbiamo sommare i soldi che vengono devoluti “una tantum” dagli enti locali (comuni-provincie-regioni) che finanziano vari progetti, come le eventuali ristrutturazioni di Chiese e abbazie. Ovviamente il “conto” non tiene in considerazione nemmeno delle cifre che la Chiesa riceve da associazioni, fondazioni bancarie, privati cittadini, che offrono al Vaticano laute offerte, che ovviamente sono volontarie.
Volontarie “ma non troppo” (sono volontarie ma di fatto considerate un “atto dovuto”) anche le offerte per i “sacramenti”; dalle benedizioni pasquali (con la classica busta dell’offerta), alle Comunioni, Cresime, matrimoni e – ahimé – funerali.
Ecco la tabella dei costi: (dati in Euro)
Otto per mille 1.067.000.000
Otto per mille di competenza dello stato 66.307.085
Cinque per mille 54.500.000
Erogazioni liberali 13.800.000
Esenzione ICI 500.000.000
Riduzione IRES 100.000.000
Riduzione IRAP 150.000.000
Esenzione IVA 100.000.000
Esenzioni fiscali e doganali relative alla Santa Sede 20.000.000
Pensioni 22.000.000
Benefici statali sulle pubbliche affissioni 2.000.000
Benefici statali per gli oratori 2.500.000
Contributi statali per i cappellani nelle Forze armate 12.000.000
Contributi statali per i cappellani nella Polizia di stato 6.000.000
Contributi statali per i cappellani nelle carceri 8.000.000
Contributi statali per i “grandi eventi” della Chiesa cattolica 3.651.315
Insegnamento della religione cattolica nelle scuole 1.500.000.000
Contributi statali alle scuole cattoliche 261.000.000
Contributi statali alle università cattoliche 53.216.886
Contributi statali all’editoria cattolica 12.000.000
Tariffe postali agevolate 7.500.000
Riduzione del canone TV 370.000
Copertura statale per il consumo idrico del Vaticano 4.000.000
Fondo edifici di culto 70.000.000
Servizio civile 20.000.000
Finanziamenti statali all’associazionismo sociale 3.720.417
“Legge mancia” 12.500.000
Altri contributi statali 50.000.000
Spese straordinarie delle amministrazioni locali in occasione di importanti eventi cattolici 20.000.000
Contributi delle amministrazioni locali alle scuole cattoliche 400.000.000
Utilizzo dei fondi strutturali europei 107.000.000
Cambi di destinazione d’uso 150.000.000
Altri contributi erogati dalle regioni 242.200.000
Servizi appaltati in convenzione ad organizzazioni cattoliche 150.000.000
Convenzioni pubbliche con la sanità cattolica 167.000.000
Contributi regionali per i cappellani negli ospedali 35.000.000
Contributi regionali agli oratori 50.000.000
Altri contributi erogati dalle province 70.700.000
Contributi comunali per l’edilizia di culto 94.100.000
Contributi comunali per i cappellani cimiteriali 6.000.000
Esenzioni comunali dalla tariffa per la gestione sui rifiuti 10.000.000
Edifici di proprietà comunale concessi a condizioni di favore a enti e associazioni cattoliche 3.000.000
Sconti comunali per l’accesso a zone a traffico limitato 1.000.000
Altri contributi erogati dai comuni 257.000.000
Benefici concessi da fondazioni e società a partecipazione pubblica 200.000.000
Cerimonie di culto in orario di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, negli enti e nelle società controllate dallo stato 1.500.000
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La speculazione sulle Comunioni.
E’ vero che passare il figlio a Comunione è una libera scelta volontaria; ma vorrei vedere quale genitore non sarebbe in difficoltà a rifiutare al figlio di farlo, se lo desidera: come fanno tutti i suoi compagni di classe. Ovviamente ci sono delle spese per l’abito da cerimonia, e un’offerta – volontaria ma non troppo: di fatto è quasi “obbligatoria – da lasciare alla Chiesa. Ma quello che mi ha colpito, e se vogliamo un po’ indignato, è la gestione delle foto della cerimonia: di seguito vi racconto l’esperienza di una mia amica che vive in provincia di Napoli, che ha passato quest’anno la propria figlia a Comunione. Per evitare di disturbare con i flash la cerimonia era proibitissimo scattare fotografie; il sacerdote si è espressamente raccomandato più volte con tutti i genitori, e quando qualcuno ha chiesto se era possibile scattarle senza il flash, gli è stato risposto con tono stizzito che “se tutti scattassero foto ci sarebbe disordine”. E questo, obiettivamente, ci può anche stare. Quello che invece non sembra molto “etico”, sopratutto in questo periodo di crisi, e in una zona dove la disoccupazione è endemica, dove queste cerimonie sono molto “sentite” da larga parte della popolazione, è il fatto che il “fotografo ufficiale” incaricato dalla chiesa venda ciascuna foto a ben 5€. La Chiesa anziché trovare un accordo con un fotografo, una sorta di “bando” per affidare tutte le cerimonie in cambio di un prezzo ridotto, probabilmente pretende la propria percentuale, e il costo lievita. La madre questione, ha acquistato 40 fotografie, alla “modica” cifra di 200€ per poi rivolgersi a un altro fotografo per duplicarle e fornirle ai nonni materni e paterni. Una cifra che sicuramente non è alla portata di tutte le famiglie. La mia domanda è stata “spontanea”: “ma le famiglie più indigenti? Hanno qualche agevolazione?” – “non mi risulta” – mi ha risposto – “il fotografo ha distribuito i biglietti da visita, e per scegliere quale sviluppare, dovevamo recarci presso il laboratorio fotografico, dove nessuno si preoccupa della situazione economica dell’acquirente”. E’ davvero triste pensare che qualcuno debba rinunciare alle foto del proprio figlio che passa a Comunione – oppure comprarle a costo di chissà quale sacrificio e rinuncia – per una mera speculazione…
Testi a cura di nocensura.com – Fonte tabella: icostidellachiesa.it
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