Tag: Energia

In Giappone le batterie le ricaricano con l’acqua

NoPoPo è una batteria in grado di ricaricarsi inserendo al suo interno un liquido.

Questa batteria in commercio è disponibile in AA e AAA ed è composta da una miscela di magnesio e carbonio che, nella versione AA, è in grado di produrre 500 mAh di corrente elettrica (inferiore ad una pila alcalina tradizionale ma comunque utilizzabile).

Quando la batteria è scarica è possibile ricaricarla con una pipetta in dotazione inserendo un qualsiasi tipo di liquido, acqua, liquore e persino urina!

Gli accumulatori presenti all’interno di queste innovative batterie garantiscono la carica per almeno 10 anni ma c’è anche da sottolineare che gli elementi chimici prima o poi si esauriscono.

Qui sotto un video con breve spiegazione in italiano:

Ecco invece come si caricano le batterie NoPoPo:


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In Basilicata il giacimento energetico potenziale è ENORME

Qualche mese fa un giovane ricercatore lucano, Rocco Langone, ha scritto al presidente De Filippo “suggerendo” di attivare un progetto di ricerca finalizzato a valorizzare i pozzi di esplorazione e/o di coltivazione petrolifera esauriti per arrivare a produrre energia elettrica dal calore presente al loro interno.
Ecco parte del suo ragionamento. “Nella nostra Basilicata il giacimento energetico potenziale è enorme, non solo per la presenza dei giacimenti petroliferi ma anche per le condizioni favorevolissime, in tante zone, di ventosità e irraggiamento solare. Quindi centrali eoliche e solari poste sul nostro territorio possono contribuire alla produzione di energia necessaria ai bisogni nazionali (anche se i siti idonei ad accogliere queste centrali andrebbero scelti con maggiore razionalità).
Vi è però un altro giacimento di energia, praticamente inesauribile ma soprattutto senza il limite dell’intermittenza, che hanno il solare e l’eolico, di cui come sistema Italia disponiamo in abbondanza e che come Basilicata saremmo in grado di attivare prima di qualunque altro: il calore geotermico connesso alla profondità dei pozzi di ricerca e a quelli di coltivazione di idrocarburi esauriti. Cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Per estrarre petrolio e gas metano occorre trivellare a profondità, spesso, oltre i 4.000 metri. Non sempre queste trivellazioni sono fruttuose e, in questo caso, i pozzi si “tappano” dopo aver fatto esplodere una carica ad una certa profondità. Analogo procedimento si attua per i pozzi utili ma esauriti. La trivellazione di ogni pozzo di quella profondità richiede un investimento di diversi milioni di euro il cui costo di ammortamento è parte del prezzo che definisce il valore del barile di petrolio e quindi successivamente della benzina e del gasolio. Dunque, teoricamente, la collettività lucana disporrebbe di un valore enorme espresso dai pozzi profondissimi da cui è possibile estrarre calore, anche e non solo, per la produzione di energia elettrica necessaria ai bisogni della collettività regionale e nazionale.
Infatti il calore interno della Terra aumenta mediamente di 3°C ogni cento metri, di conseguenza se la temperatura nei primi metri sotto la superficie è 15 °C, si può prevedere che la temperatura sia 75 – 90°C a 2.000 metri di profondità, 135 -150°C a 4.000 metri.

Oggi la tecnologia ci consente di poter utilizzare queste medie e basse temperature anche per la produzione di energia elettrica. Ad esempio sono mature le tecnologie che utilizzano fluidi organici a basso punto di ebollizione per lo sfruttamento di sorgenti energetiche a bassa/media temperatura (comunemente chiamati Organic Rankine Cycles: ORC). I vantaggi dei cicli ORC sono connessi con la possibilità di scegliere fra una vastissima gamma di fluidi disponibili e potenzialmente sfruttabili in relazione alla temperatura delle sorgenti di calore e alla potenzialità dell’impianto. I vantaggi sono molto significativi per potenze relativamente modeste, 0,5 – 10 MWe.

Uno dei tanti pozzi petroliferi attivi in BasilicataIn Basilicata, si dice che vi siano circa 400 pozzi rivenienti dalle trivellazioni petrolifere. Se così fosse e mettendoci nelle condizioni di maggior ottimismo, si potrebbero produrre 4.000 MWe da fonte geotermica, il fabbisogno energetico del Sud Italia, e senza alcun impatto ambientale, nessuna discontinuità e per un periodo di tempo praticamente illimitato. Nella peggiore delle ipotesi si potrebbe produrre qualche centinaio di MWe, quanto basta ad esempio, per i bisogni della nostra Basilicata e della vicina Puglia, ad un costo per l’utenza finale, sia civile, che agricola che industriale, decisamente inferiore alle tariffe in vigore.

E’ paradossale che i pozzi si distruggano e non si utilizzino per sfruttarne le capacità geotermiche. Si tenga conto poi che a quella profondità è possibile che si intercettino anche falde acquifere la cui temperatura è certamente di poco superiore ai 100 C°. e dunque acqua calda per generare elettricità. Immaginiamo cosa accadrebbe se questa idea dovesse funzionare e fosse estesa ai tutti i pozzi petroliferi italiani e poi mondiali.

Il potere di contrattazione che la regione ha con le compagnie petrolifere le consentirebbe di poter pretendere l’attivazione di almeno una decina di progetti sperimentali su altrettanti pozzi.
Questo per poter sperimentare i metodi e le tecnologie più idonee allo sfruttamento del giacimento termico alla profondità dei pozzi petroliferi di Basilicata.

Il Business legato alla geotermia a bassa temperatura sta partendo. Esso può rappresentare per la Basilicata l’occasione di sviluppo vero. Ma come in tutti i fatti innovativi occorre fare presto per fruire del valore aggiunto dell’ essere primi. Dunque la possibilità non è soltanto quella di creare nuovi posti di lavoro ma di crearne da attività industriali che pongono le basi per solide premesse di sviluppo. Per giunta, si tratta di attività industriale ambientale perfettamente in linea con la nuova richiesta sociale di Sviluppo Sostenibile. Accogliere sul territorio imprese che producano la tecnologia necessaria alla produzione di energia elettrica da fonte geotermica a bassa e media temperatura significherebbe dare opportunità di lavoro a tanti giovani diplomati e laureati che altrimenti sarebbero costretti a lasciare la nostra terra”.

Fonte: Lucania Attiva e Democratica

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Il nucleare è il futuro: l’opinione di Umberto Veronesi

Secondo Umberto Veronesi il nucleare sarebbe il futuro perchè le energie rinnovabili non basteranno ed in ogni caso l’energia nucleare è una energia PULITA.

Inoltre la maggior parte della comunità scientifica,secondo il medico, è concorde con lui e,se fosse per loro domani inizierebbe la costruzione di centrali nucleari anche in Italia.

Per come la vedo io,nonostante abbia un grande rispetto per tutti gli uomini di scienza, sono dell’opinione che la politica così come la ricerca,non possa essere fatta da persone di 86 anni con il qui presente Veronesi perchè a quell’età non solo non si può più avere un’idea di futuro ma soprattutto perchè il futuro non appartiene più a loro ma ai giovani ed è compito di questi ultimi scegliersi quello che meglio credono

Questa è l’intervista a Veronesi

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L’origine della crisi economica… L’ENERGIA!

L’ORIGINE DELLA CRISI ECONOMICA …L’ENERGIA!
NESSUNO NE PARLA MA JEFF RUBIN…CI SPIEGA!

E’ ormai chiaro che nessuno ne vuol parlare! L’energia! Noi lo abbiamo sempre sostenuto l’Energia governa il mondo, i combustibili fossili e nucleari sono il propulsore assoluto dell’economia! Nulla è possibile realizzare senza l’energia! Nulla! In questi giorni assistiamo ad un collasso generalizzato, ma vi confesso, sono allibito! NESSUN GOVERNO DENUNCIA IL VERO MOVENTE! Le televisioni ci parlano di politica discutibile, ci fanno credere che sia una manovra del nuovo ordine mondiale, patacche che sono solo a camuffare il vero artefice del disastro! Purtroppo per me è doloroso comprendere come la storia sia cieca difronte alla realtà! La politica e le banche sono come il bel fiore che è emerso dalla neve sciolta…Allora tiriamo in causa l’economista JEFF RUBIN per capire cosa realmente sta accadendo e cosa si prefigura per il futuro! L’attuale crisi mondiale è stata causata dal petrolio e l’insolvenza dei sottoscrittori dei mutui negli Stati Uniti è solo una conseguenza dei rincari dell’oro nero degli anni scorsi. E’ una tesi chiara quella di Jeff Rubin, capo economista della banca canadese CIBC, secondo cui “una buona diagnosi è il buon punto di partenza, per curare un male”. Analizzando le ultime grandi crisi mondiali, dagli anni 70 ad oggi, Rubin ed il coautore dello studio, Peter Buchanan, trovano che, 4 volte su 5, la causa prima della crisi sia identificabile in un brusco aumento del prezzo del petrolio.

Secondo Rubin esisterebbe un legame diretto tra recessione e costo dell’energia, per cui in futuro “non si tratterà di osservare il prezzo delle case a Cleveland in Ohio, quanto di verificare se, dopo essere andato ben oltre i 100$, il barile di petrolio rimarrà intorno ai 60″. In questo momento, l’economia mondiale starebbe scontando, con un certo ritardo, l’effetto dello shock petrolifero iniziato a fine 2007.

Rubin quantifica l’aumento della fattura petrolifera per i paesi dell’area OCSE in 700 miliardi di dollari; di questi, 400 sarebbero finiti nelle tasche dei paesi esportatori di petrolio. In questo modo, gli shock petroliferi creano una recessione globale, trasferendo miliardi di dollari da paesi dove i consumatori spendono quasi tutto il reddito disponibile, a paesi dove si tende a risparmiare molto, deprimendo i consumi. Morale della favola se non si adottano misure alternative per una strategia energetica alternativa a nulla varrà, tassare con patrimoniali, con decurtamenti di qualsiasi natura, con le riforme pensionistiche e quant’altro! Senza la materia prima da cui dipendiamo non vi è sbocco! La crisi è nata realmente già nel 1973 e L’Italia pur possedendo una serie di risorse alternative risulta sotto controllo. Ma non finisce qui…intanto allego un suo memorabile discorso

http://www.soft-land.org/commenti/180

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L’energia come proposta di modello rieducativo

L’ENERGIA COME PROPOSTA DI MODELLO RIEDUCATIVO…
DENTRO UNA CRISI ECONOMICA L’UNICA CERTEZZA E’ IL FUTURO!
di
Alberto Saxo

Il nostro modello di società è FALLITO. Negli anni del boom economico l’anestesia del benessere non ci ha permesso di capire che una crescita economica infinita non esiste, e che una tecnologia non realmente adeguata e rispettosa dell’ambiente non genera ne ricchezza ne salute ne futuro. Pe…r cui sostanzialmente mancando l’edificazione di un pilastro culturale di etica, di educazione alla vita, nonchè di una filosofia di rispetto e di equilibrio in SINERGIA con la Natura, si è generato un Gap strutturale pericolosissimo. Oggi purtroppo non siamo ancora preparati culturalmente per sostenere la realtà conseguenziale di quel percorso ed è inevitabile il sentimento d’insicurezza che ormai serpeggia nel corpo società. Il boom economico come previsto è finito già da un pezzo costringendoci tutti ad una rielaborazione dell’evento recessione. Addurre tutta la colpa ad un fantomatico sistema perverso è la strada più semplice per non fare nulla e perdere altro tempo prezioso. Gli errori credo si nascondino nel credo esistenziale di una ricchezza materiale fittizia ed emulativa, e nella mancanza dei reali punti di riferimento educativi e costruttivi di una civiltà del rispetto Vita. In tutto ciò, credo che la soluzione sia di ripartire da zero! In primis perchè non è giusto subire inermi e come scatole vuote un’altra dittatura della paura. Per cui reagire reagire reagire, vuol dire innanzitutto non avere paura di credere in un mondo nuovo e più equo, più rispettoso della Natura! Quindi sarebbe giusto imparare ad essere uniti nelle grandi scelte tecnologiche che ci permettono quel salto di civiltà degno di un popolo vivo. Io ci credo e credo che ogn’uno di noi ha la possibilità di realizzarlo. La nostra scelta di focalizzare l’attenzione sul tema dell’energia è il contributo che siamo in grado di dare, è la nostra VOCAZIONE. Con il vostro aiuto, spingeremo alla rieducazione sull’energia, pilastro della nostra vita materiale e spirituale. Si riparte, più forti e concreti! NOI CI CREDIAMO.

Novità nucleare: E-CAT e la fusione fredda

Mentre in tutto il mondo ci si sta allontanando dal nucleare per cercare fonti di energia più sicure, un team di ricercatori italiani, guidati dal fisico Sergio Foccardi e dall’imprenditore Andrea Rossi, ripesca un vecchio progetto basato sulla fusione fredda che garantirebbe una grande produzione di energia senza scorie nè radiazioni.

La storia della fusione fredda inizia nel 1989 : i chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons con una provetta contenente due elettrodi e acqua “pesante”, nella quale l’Idrogeno è sostituito da un isotopo chiamato Deuterio, dimostrarono che fornendo un po’ di elettricità nella provetta iniziava una reazione che era in grado di restituire fino a 5 volte volte l’energia immessa. Questo accade perchè non si trattava di una reazione chimica ma di una fusione nucleare, nel senso che i nuclei degli elementi si fondono tra loro liberando energia. Si tratta di un processo completamente diverso da quello che si verifica oggi nella centrali nucleari, chiamato fissione nucleare: l’energia si ottiene dalla rottura degli atomi o meglio dalla separazione di un nucleo in due nuclei. La fusione fredda sembrava quindi la via per liberarsi definitivamente dal petrolio, ma l’esperimento riusciva a volte si e a volte no, così i due ricercatori persero credibilità e il progetto venne abbandonato.

Alcuni ricercatori come gli italiani dell’Enea di Frascati hanno però continuato a studiare questo fenomeno arrivando a scoprirne alcune importanti caratteristiche come le condizioni in cui si verifica, per poterlo quindi riprodurre agevolmente; da questi primi passi poi la squadra di Sergio Focardi in tre anni ha messo a punto una piccola centrale atomica battezzata “E-CAT” che sta per “EnergyCatalizer” poi ribattezzata “Hyperion”; consiste in un dispositivo da 1 MW che ora l’imprenditore Rossi sta costruendo negli Usa per poi immetterlo nel mercato.

Ma come funziona? Si tratta di un contenitore di acciaio di 50cc in cui viene posta polvere di nichel, idrogeno in pressione e un catalizzatore; il contenitore è a sua volta contenuto in un tubo in cui viene fatta cirolare acqua. All’accensione la corrente arriva all’apparecchio e dà inizio alla fusione fredda, l’acqua si scalda e va in ebollizione; l’energia può essere quindi ottenuta sotto forma di calore, oppure grazie al vapore e ad una turbina sotto forma di energia elettrica. Questa volta però l’energia prodotta secondo Focardi non è più 4-5 volte quella immessa, ma addirittura centinaia di volte maggiore. Per quanto riguarda i materiali utilizzati, idrogeno e nichel si trovano in abbondanza sul nostro pianeta e il prodotto della fusione fredda è il rame, un materiale pregiato, quindi non più pericolose scorie radioattive da sepellire da qualche parte; essendo una reazione nucleare produce delle radiazioni, radiazioni gamma però che in questo caso sono così deboli da poter essere contenute da un involucro di piombo.

Ci sono però alcuni dubbi che rendono il mondo scientifico scettico riguardo al progetto: l’esperimento non è stato ancora pubblicato su nessuna rivista scientifica e poi c’è il fatto che la reazione avviene grazie ad uno speciale catalizzatore la cui formula viene tenuta gelosamente segreta. Nonostante questo, mentre l’Italia si discosta, alcuni paesi come Usa e Svezia sembrano molto interessati al progetto; il prototipo verrà presentato in Ottobre a Bologna per poi essere immesso nel mercato.

Ma aspettando la verifica del progetto c’è chi già pensa ad applicazioni interessanti: la Grecia, uno dei massimi produttori di nichel, appoggerebbe la Defkalion Green Tecnologies nella produzione di queste centrali; per il momento stanno lavorando a due tipi di centrali: una con potenza compresa tra i 5 e 30 kW, per soddisfare il fabbisono di alcuni appartamenti, e poi una da 1-3 MW, che alimenterebbe un paese di 1000 famiglie. L’imprenditore Rossi assicura che una centrale dovrebbe costare circa 2000 dollari al kW per la costruzione e 1 centesimo al kWh per la produzione di energia.

Se i primi E-CAT a ottobre manterranno le promesse avremmo a nostra disposizione una nuova fonte di energia sempre utilizzabile, di dimensioni contenute, che non produce nè gas serra nè radiazioni pericolose..un enorme passo avanti.

Fonti: Focus n. 226, Agosto 2011

http://ecowayoflife.blogspot.com

Energia dalle maree

Oltre alle fonti rinnovabili classiche, quali solare ed eolico, ne esiste un’altra di cui si sente parlare meno: il mare. Le energie presenti nel mare, come quella delle correnti, delle onde, delle maree, delle correnti di marea e del gradiente termico tra superficie e fondali, possono essere tutte sfruttate. Il mare rappresenta dunque oggi, una delle più promettenti fonti di energia alternativa, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di centinaia di migliaia di abitazioni in tutto il mondo. I sistemi che permettono di catturare il moto del mare e quello dei fiumi sono studiati e progettati un po’ ovunque ma è la Gran Bretagna il paese più avanti su questo versante, con sperimentazioni assai interessanti nel Mare del Nord; impianti di questo tipo, però si trovano anche in Francia, in Norvegia, in Giappone, negli Stati Uniti e in Canada.

Ma l’Italia non è da meno in quanto a brevetti interessanti per questa nuova fonte energetica, dato che il nostro paese è circondato da più di 8000 km di costa sfruttabili per l’installazione di questi impianti. L’oceanologo Marco Marcelli, fondatore del Laboratory of Experimental Oceanology and Marine Ecology e docente all’Università della Tuscia, spiega che il potere energetico questa immensa fonte che ci circonda equivale a 6 centrali nucleari di quelle che si sarebbero dovute costruire in italia.
L’Unione Europea ha concluso uno studio che identifica circa 100 siti papabili ad essere utilizzati nella produzione di energia elettrica dalle correnti marine. In Italia lo stretto di Messina è il sito identificato tra i più promettenti, in quanto offre le condizioni ideali per la messa in opera dell’impianto, essendo l’unico posto con una velocità massima di sei nodi, pari a circa 11km/h.

I primi test sperimentali sono stati fatti proprio in Italia nel periodo 1998-2003, quando un team di ingegneri napoletani sviluppò il primo sistema: la turbina marina Kobold, che fu installata nello Stretto. Dopo anni di studio ed esperimenti, il gruppo di ricerca ha fatto notevoli progressi tanto che ha realizzato un secondo progetto il sistema Sea Power, coperto da brevetto internazionale. Il Sea Power è composto da una struttura galleggiante (portone o nave) e da varie turbine ad asse orizzontale sommerse posizionate ad intervalli regolari lungo filari che hanno il compito di albero di trasmissione del moto. I generatori elettrici sono situati a bordo della struttura galleggiante, a propria volta ancorata al fondale, permettendo all’intero sistema di allinearsi a seconda della direzione della corrente.

Ma lo stretto non è l’unico punto utile per utilizzare questa tecnologia; nel Mar Tirreno e precisamente a Formia verrà prossimamente installato il sistema Rewec 3, progettato e realizzato dal Natural Ocean Engineering Laboratory (Noel), dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Si tratta di un dispositivo che si innesta all’interno di una normale diga foranea e sfrutta l’energia delle onde attraverso un sistema di camere che comprimono o espandono l’aria in esse contenute per effetto del moto ondoso e quindi fanno azionare delle turbine che, a loro volta, producono energia elettrica.

Il mare di Sardegna invece è quello con il maggiore potenziale energetico fra i mari italiani; sulla costa occidentale sarda, ad Alghero, è stato installato in prova il sistema ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), progettato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Torino. Questo è un dispositivo di tipo galleggiante che utilizza l’inclinazione del fianco dell’onda per produrre energia elettrica; l’onda che lo investe induce un moto di beccheggio che crea una oscillazione da cui un generatore elettrico estrae energia. Il parametro più rilevante del Mar Mediterraneo e dei mari chiusi non è l’altezza dell’onda, ma la frequenza delle onde, e il sistema ISWEC sfrutta appunto questo aspetto, riuscendo ad estrarre energia dal moto ondoso in modo proporzionale al quadrato della frequenza delle onde incidenti. Attualmente, il sistema è in prova in tre località: oltre ad Alghero, appunto, anche a La Spezia e Pantelleria, ed è riuscito a fornire una media di 2600 Megawattora all’anno.

Fonti: www.ilfattoquotidiano.it

http://ecowayoflife.blogspot.com

I giovani e l’energia

Il futuro di noi giovani è tutto nelle nostre mani! Abbiamo tutti il diritto dovere d’informarci e d’imporci per costruire un futuro dignitoso, di consapevolezza e di rispetto verso l’ambiente in cui viviamo.
Le grandi scelte relative ad una strategia energetica sono da sempre state affidate a chi, di una così delicata realtà, ne ha scaturito solo un miserevole e cieco interesse economico! Un tema che sotto le ceneri di una realtà apparente, è stato letteralmente sottovalutato e lasciato affondare in un clima di ambiguità e di indifferenza e quindi fuori dalla nostra vita.
Eppure sarebbe da chiedersi come la nostra civiltà fa ad esistere senza Energia! Come costruiremmo le nostre case? Come faremmo circolare le nostre auto, come sarebbe possibile accendere il Pc che possediamo, ma sopra di ogni altra cosa come si farebbe a produrre tutta la materia tecnologica che sostiene la nostra esistenzialità?
Fino ad oggi il percorso a sostegno delle soluzioni energetiche è stato di natura quasi primitiva, privo di rispetto verso l’ambiente culla del nostro divenire giornaliero! Quale senso riveste questa scelta se non tiene conto degli effetti diretti ed indiretti verso la salute umana, vegetale ed animale, considerando che siamo letteralmente dipendenti da tutto ciò? Non ha senso produrre calore o energia elettrica se la soluzione danneggia indelebilmente i fattori diretti a noi e l’ambiente!
Allora il tema vero del nostro futuro è uno solo “Quale strategia energetica adottare senza ledere i fattori vitali della nostra dimensione vitale?” Diversamente da quanto vogliono far credere gli addetti ai lavori, non è la mancanza di materia prima il vero problema! E’ una bugia clamorosa! Dopo un secolo di indiscriminato inquinamento, scaturito dall’utilizzo improrio degli idrocarburi, dell’uranio, del carbone, e del gas naturale, il mondo inversamente a quanto ci vogliono far credere, ha bisogno di una svolta storica, ovvero comprendere che esiste l’alternativa! Ed essa non risiede più nella caccia alle scorte di materia da bruciare, ma di un utilizzo diametralmente opposto dell’energia che abbiamo a disposizione gratuitamente ed in quantità illimitata!
Il sole è il vero motore della nostra vita! La densità delle onde del mare, la magica forza di un nuovo atomo, il riciclo delle materie di scarto del nostro benessere, la forza di un vento intelligente e più di tutto di una capacità di risparmio e di accumulo del surplus energetico! In realtà noi non abbiamo bisogno di tutta l’energia che produciamo nel modo primitivo e dissacrante cui è stato fatto fino ad oggi! Ma di una nuova filosofia di approccio totalmente in sinergia con la natura! Per cui dove si nasconde il tranello, la trappola mortale! ve lo spiego subito!
Sfruttare il sole non vuol dire produrre pannelli fotovoltaici che in termini di spesa energetica costano quanto l’utilizzo dello stesso petrolio! Il fotovoltaico al silicio non si coltiva nell’orto di casa, ma lo si crea con 1900° di calore prodotto da idrocarburi o similari! L’Indice EROEI stabilisce a caratte mondiale il rapporto di resa energetica attiva di una determinata tecnologia! Per cui è plausibile parlare di fotovoltaico a microfilm realizzato con materie plastiche o addirittura di carta, essi esistono nel mondo e la Cina ha realizzato il più grande parco fotovoltaico da 2 GW utilizzando i microfilm! Giusto per dare una idea di indici, il policristallino ha indice pari a 8 punti, il microfilm ha indice pari a 80 punti! Quindi una resa energetica 10 volte superiore!
Ed ancora come si fa nell’odierna civiltà ipertecnologica a non comprendere che il surplus energetico va pilotato in appositi accumulatori?
Se di giorno produciamo energia, ma di notte accendiamo la lampadina sarebbe plausibile dirottare l’intervento a favore di un accumulo per l’utilizzo nelle fasi di stallo!
Ed ancora come si fa a non comprendere che l’estensione indiscriminata di determinate tecnologie porta ad una irrazionale distribuzione! Non può esistere una sola unilaterale produzione tecnologica, occorre una concertazione globalizzante delle stesse!
In ultima battuta, saper riciclare gli scarti biologici senza bruciarli costituirebbe la più grande conquista dell’umanità! Con tale sistema si produrrebbe biogas, realmente utile ad una mobilità di avanguardia!
Sono a rammentare che in Canada esiste il primo autoveicolo al mondo che con il pieno di scarti biologici produce gas che attraverso una cella a combustione seriale, produce elettricità che permette all’autoveicolo di muoversi! Questo è il futuro e non lo stratagemma nucleare di un mondo in guerra perenne per il petrolio e l’uranio, in cambio di inquinamento, impoverimento e morte!
Se un giorno riuscissimo a sposare l’Etica di una strategia energetica Sana ed Intelligente, tutte le ingiustizie spettacolari dei nostri giorni sarebbero ingoiate dall’oblio! Un augurio a tutti e buona vita di energia! By Saxo

Energia per tutti e gratis


In rete girano parecchie notizie e sembra che produrre energia per tutti e a costi davvero contenuti sia possibile.

Il primo progetto si tratta della trita e ri-trita fusione fredda,chi si interessa di energia ne avrà sicuramente già sentito parlare.Beh a quanto sembra un italiano,Andrea Rossi, non solo ha scoperto come produrre energia tramite la fusione fredda ma ha costruito il motore in grado di produrre questa energia,il quale motore è alimentato da idrogeno e nichel due elementi che è facile trovare in natura e che sono davvero a bassissimo costo.

 

Se volete un approfondimento potete seguire questo link

http://www.esowatch.com/it/index.php?title=Catalizzatore_di_energia_secondo_Rossi_e_Focardi

Non siete ancora soddisfatti?

Beh avete mai pensato di produrre energie tramite magneti permanenti?Io personalmente si e ho cercato in lungo ed in largo sul web finchè non ho scoperto che tale motore a magneti permanenti esiste già ed è stato perfino brevettato.

Personalmente dubito di tutto ma se questa invenzione si rivelasse davvero funzionante sarebbe davvero una svolta nella produzione di energia a livello mondiale.

Questo è il motore di Perendev.

Guardare per credere

 

 


 

Mistero, scienza e parole – i cristalli dell’acqua

articolo originale: http://docsubtitles.blogspot.com/2011/04/mistero-scienza-e-parole-i-cristalli.html


Molti studiosi hanno scritto e indagato sull’acqua, ma uno di loro lo ha fatto in modo particolare. Masaru Emoto, scienziato e ricercatore Giapponese, ha messo a punto una tecnica per fotografare al microscopio i cristalli che si formano durante il congelamento dell’acqua. L’aver dimostrato scientificamente come la cristallizzazione dell’acqua cambi in base alla musica o al linguaggio umano a cui è sottoposta, lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Nato nel 1943 in Giappone, Masaru Emoto ha cominciato a studiare l’acqua all’inizio degli anni ’90, dopo aver conosciuto il biochimico statunitense Lee H. Lorenzen. Emoto si è infatti ispirato al lavoro del dr. Lorenzen, il quale ha sviluppato la cosiddetta “acqua a risonanza magnetica” – micro-cluster water, ovvero un’acqua energetizzata con effetti terapeutici – e introdotto una tecnologia chiamata MRA, Analizzatore di Risonanza Magnetica, per approfondire lo studio dell’omeopatia. Questa tecnologia che ha consentito ad Emoto di misurare l’HADO (parola giapponese che si riferisce al mondo delle energie sottili, collegate alla consapevolezza, con cui l’acqua si esprime) e, in seguito, di realizzare fotografie dei cristalli ghiacciati nell’acqua.

Durante i suoi studi, Emoto cominciò a porsi delle domande sulla qualità dell’acqua con cui stava lavorando e come questa potesse incidere sulla salute. Venne in contatto con un libro che conteneva una cinquantina di domande… tra queste: “esistono al mondo fiocchi di neve della stessa forma?”. La neve scende sulla Terra da migliaia di milioni di anni ma ogni fiocco di neve è diverso! Così Emoto si illuminò e cominciò a cristallizzare l’acqua e a fotografarla.

Egli prese un microscopio di grande precisione e congelò l’acqua in un frigorifero, ma quando provò a fotografare l’acqua ghiacciata mettendola a temperatura ambiente i cristalli si sciolsero subito. Allora Emoto e i suoi collaboratori acquistarono un grande frigorifero che consentì loro di osservare i cristalli a una temperatura costante di -5°C. Una goccia di ogni tipo d’acqua da analizzare viene riposta in cinque coppe e poi congelata per circa tre ore a una temperatura di -25°C. In ogni coppa si forma un blocco di ghiaccio che la tensione superficiale rende perfettamente sferico. In seguito, i singoli blocchetti vengono illuminati dall’alto e osservati al microscopio. A questo punto è possibile vedere il cristallo.

in questo brevissimo video, i ricercatori di Emoto ci rendono partecipi della modalità dell’esperimento, rivelando alla fine un bellissimo cristallo proveniente dalle cascate alle pendici del monte Fuji.

Dapprima Emoto cominciò ad analizzare le acque delle tubature cittadine di Tokyo, le acque di sorgente, quelle di falda freatica, i ghiacciai, le acque dei fiumi a monte e quelle dei fiumi a valle. Le studiò tutte e poi le mise a confronto e, naturalmente, le fotografò. Scoprì che le acque che scorrevano nelle tubature dove veniva rilasciato il cloro e le acque dei fiumi a valle dove venivano convogliati gli scarichi formavano dei cristalli che apparivano danneggiati, mentre l’acqua che veniva trattata secondo principi naturali, quindi l’acqua di sorgenti, laghi e ghiacciai produceva dei cristalli bellissimi.

Ma come e’ possibile tutto questo?L’acqua ha una sua memoria cellulare

Il documentario Water, the great mystery ci aiuta a comprenderlo meglio.