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Metodi di distrazione globale: apriamo gli occhi sulla scatola


È la scatola magica, alzi la mano chi non ne ha più di una in casa. Vi faccio un indovinello. Parla senza essere interpellata e senza avere bocca, incanta, piena di colori e forme distogliendo le creature umane dall’insipidità della propria esistenza, ci distrae, solo per darci l’illusione che il mondo debba essere in un certo modo.

Avete indovinato?!

Ci entra in casa, ci sputa il suo mondo illusorio, ci riempie. Ma non è lei, la scatola dei peccati. La vera perversione è in noi che la guardiamo. Essa fa parte della famiglia, oh se ne fa parte, temo addirittura che per molte sia l’unica cosa a tenerle ancora unite. Generazioni diverse ed uguali che, nel poco tempo che possono trascorrere con insieme, stanno incollate al divano a guardarla. Ma di certo, questa meraviglia, molti, di rapporti, ne ha rotti, perché non sopporta i dialoghi, è egocentrica, vuole parlare solo lei.

È gentile da una parte. Risponde a molte domande socio-antropologiche, visti i casi umani che mostra in certi suoi sprazzi. Di certo il colmo è pensare che si passano in media 5 ore su 24 davanti a quello schermo, inerti, senza fare nulla, subendo passivamente ciò che ci viene propinato. Ma lei ci da l’idea di un mondo perfetto, meraviglioso: per farci scordare i nostri problemi ci focalizziamo su quelli di un’adolescente alle prese con il vestito per il ballo di fine anno, sull’amore tra un cretino ed una cretina che non riescono a confessarselo, sulla brava madre americana pasticciona che, immersa nei pettegolezzi di quartiere, cerca di non dare a vedere a suo marito che lo tradisce con il giardiniere e tutto questo, per un momento, diviene il centro della nostra, di esistenza.

Oppure ci mostra omicidi, truffe, violenza e mostruosità. Di rado, ma davvero di rado, ci diletta o ci colpisce con una storia veramente ben fatta e mirata a farci riflettere o con qualcosa di stimolante a livello culturale o scientifico. Ma a lei, in genere, non piace renderci parte attiva né in materia fisica né in materia intellettuale.

Da del suo meglio esibendoci il degrado in cui viviamo sottoforma di giovani fanciulle sculettanti in piccoli vestiti luccicanti, lo show della deficienza nell’esaltazione dell’ignoranza, nell’abominio dell’individuo: è lei che detta mode e modelli, di apparenze e di comportamento. E’ bravissima nel perseguire i suoi scopi. Viviamo in un mondo che la prende come riferimento, che ne parla quando c’è e quando non c’è, è il cuore della vita domestica, è il passatempo e lo svago. Non si fa più all’amore, persino, per colpa sua. Si mangia troppo, per colpa sua. I bambini crescono rincoglioniti, per colpa sua. Non ci si muove più di casa, per colpa sua. Le relazioni sociali alle volte vanno male per colpa sua. Certo, se se ne fa un uso indiscriminato. Ma riflettiamo la prossima volta in cui rinunceremo ad una chiacchierata al telefono con un amico perché lei ci chiama.

Il punto è che lei ci coinvolge, oh, se ci coinvolge! Utilizza una sottile tattica di basso convincimento: fa leva sui sentimenti umani più semplici, come la paura, la gioia, la tristezza, sull’empatia di base di cui disponiamo tutti, per portarci nel suo bel mondo totalmente artificiale dove regna sovrana la morale della media soddisfazione. Fa i suoi fuochi d’artificio per distrarci, per farci credere che la nostra realtà sia quella che dice lei, imbeve i nostri piccoli di stronzate, per cui crescono, letteralmente, con lei come balia, che li nutre facendogli desiderare di diventare “da grande” una ballerina sculettante, o un serial killer cattivissimo, o un povero cretino che per trovarsi una donna deve uscire con quattro ragazze e poi sceglierne una, solo dopo averla baciata. Lei, non fa capire alla gente, ai bambini ed agli adolescenti che un bacio è intimo, è meraviglioso, è importante, che per conoscere ed innamorarsi di una persona non basta mezz’ora.

Si prende ciò che c’è di comune e medio e lo si sbatte lì, con tutto il bagaglio d’ignoranza ed idiozia che si porta dietro. Ci sono omicidi di quindicenni che diventano casi mediatici per cui s’intervista la presunta assassina, si chiede alla madre della vittima come si sente dopo la perdita. Come ci si può sentire quando la tua bella e cara figlia adolescente viene barbaramente ammazzata?!

E’ che si arriva ad un tale punto d’identificazione con questa scatola che si parla per ore di ciò che si è visto. Si ripete ciò che si è sentito, si commenta se tale personaggio debba agire in un modo o in un altro e si pensa che l’unica maniera per diventare famosi sia per suo tramite, facendo vedere la propria faccia in tutte le scatole del proprio paese, possibilmente, del mondo. Si proietta tutto su di lei per scordarci come è insulsa la nostra esistenza, come siamo isolati in una società disumana che uccide la creatività e la personalità uniformandole a quello che rappresentano i suoi protagonisti, osserviamo come devono essere le relazioni interpersonali perché non siamo più in grado di mandarle avanti senza di lei come riferimento, perché non viviamo la nostra vita, ma quella che la scatola dice che dovrebbe essere la nostra vita.

Non mi stupirei se mi dicessero che il cielo è blu perché lo hanno visto nella scatola. Eppure, vi dico, nonostante tutto, è uno strumento fantastico. L’unico problema è l’uso che ne viene fatto.

Fateci caso.

Fateci attenzione a quanto tempo ci passate davanti, a quanto ne togliete alle persone che amate, anche solo ad una passeggiata, anche solo a voi stessi. Certo, avere tempo vuol dire poter fare altre cose oppure riflettere: e la riflessione, diciamocelo, è dolorosa. Stare faccia a faccia con sé stessi è doloroso, vedere la propria vita, metterla alla prova, fare una media è doloroso. Essere zombie uniformati è molto più semplice, ma a lungo andare ci rende piccole macchinette robotiche utili solo a mandare avanti questa società inumana di cui la scatola è lo specchio più adeguato. Meglio dilatare fissamente le pupille davanti allo spettacolo.

Io ve lo dico. State attenti alla scatola, secondo me è pericolosa. Per il resto divertitevi.
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Lo scandalo dell’indifferenza (di eKoes)

Durante la mia rassegna stampa quotidiana in cui leggo, consiglio e commento “al volo” gli articoli che mi sembrano più interessanti, sono incappato in un pensiero… uno di quelli che mi piacerebbe condividere con voi.
Ripensavo agli scandali di Sarah e di Yara, ai pomeriggi in cui tornavo a casa e notavo la TV accesa su “La vita in diretta”, gli articoli su “La Repubblica” e le continue piste, tracce, orme, indizi che affioravano come funghi giorno dopo giorno, come se in Italia non ci fosse altro a cui pensare.
Più si parlava di questi scandali, meno li ritenevo importanti. Possibile, mi chiedo, che due (brutali, per carità…) omicidi riescano a monopolizzare l’intera informazione italiana?
Ma poi, io mi chiedo, sono davvero degli “scandali”? Voglio dire, come se in Italia non ci fossero altri omicidi, forse meno “brutali” e più sottili, più ambigui direi. Possibile, dico io, che nessuno si scandalizzi, invece, quando si sente dire che una maestra picchia i bambini di un asilo, o quando degli scafisti gettano tunisini in acqua come se fossero spazzatura, o quando una città italiana fra le più artistiche di sempre decade ricoperta dal puzzo dei rifiuti?
Ci ho pensato e riflettuto a lungo e non posso fare a meno di pensare che ci si scandalizzi per non scandalizzarsi. Ovvero: scelti due omicidi a caso, si urla allo scandalo per stare apposto con la coscienza per i successivi 6 mesi. Nel frattempo, in quei 6 mesi, un governo fa passare la legge sul legittimo impedimento, privatizza l’acqua e si appresta a costruire centrali nucleari in un territorio che ha già patito spiacevoli scosse di terremoto. Ma non importa, perché ci siamo già scandalizzati, abbiamo compiuto la nostra buona azione semestrale e ora non resta che aspettare lo stupro di qualche altra ragazzina per campare fino a fine anno.
In sostanza, abbiamo smesso di scandalizzarci per le cose davvero importanti. Siamo diventati apatici, non ci interessa più quello che succede fuori dalle nostre case finché quello schifo non entra in casa nostra. Allora sì, ci svegliamo e chiediamo aiuto, ma gli altri sono ancora vittima del torpore.
Il vero scandalo, dunque, è quello della nostra indifferenza. Il vero scandalo sta nel fatto di non scandalizzarsi più per le cose che contano. In questo, bisogna dire, siamo davvero molto bravi.
Italiani: spaghetti, mandolino e… indifferenza.