Tag: rinnovabili

Energia dalle maree

Oltre alle fonti rinnovabili classiche, quali solare ed eolico, ne esiste un’altra di cui si sente parlare meno: il mare. Le energie presenti nel mare, come quella delle correnti, delle onde, delle maree, delle correnti di marea e del gradiente termico tra superficie e fondali, possono essere tutte sfruttate. Il mare rappresenta dunque oggi, una delle più promettenti fonti di energia alternativa, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di centinaia di migliaia di abitazioni in tutto il mondo. I sistemi che permettono di catturare il moto del mare e quello dei fiumi sono studiati e progettati un po’ ovunque ma è la Gran Bretagna il paese più avanti su questo versante, con sperimentazioni assai interessanti nel Mare del Nord; impianti di questo tipo, però si trovano anche in Francia, in Norvegia, in Giappone, negli Stati Uniti e in Canada.

Ma l’Italia non è da meno in quanto a brevetti interessanti per questa nuova fonte energetica, dato che il nostro paese è circondato da più di 8000 km di costa sfruttabili per l’installazione di questi impianti. L’oceanologo Marco Marcelli, fondatore del Laboratory of Experimental Oceanology and Marine Ecology e docente all’Università della Tuscia, spiega che il potere energetico questa immensa fonte che ci circonda equivale a 6 centrali nucleari di quelle che si sarebbero dovute costruire in italia.
L’Unione Europea ha concluso uno studio che identifica circa 100 siti papabili ad essere utilizzati nella produzione di energia elettrica dalle correnti marine. In Italia lo stretto di Messina è il sito identificato tra i più promettenti, in quanto offre le condizioni ideali per la messa in opera dell’impianto, essendo l’unico posto con una velocità massima di sei nodi, pari a circa 11km/h.

I primi test sperimentali sono stati fatti proprio in Italia nel periodo 1998-2003, quando un team di ingegneri napoletani sviluppò il primo sistema: la turbina marina Kobold, che fu installata nello Stretto. Dopo anni di studio ed esperimenti, il gruppo di ricerca ha fatto notevoli progressi tanto che ha realizzato un secondo progetto il sistema Sea Power, coperto da brevetto internazionale. Il Sea Power è composto da una struttura galleggiante (portone o nave) e da varie turbine ad asse orizzontale sommerse posizionate ad intervalli regolari lungo filari che hanno il compito di albero di trasmissione del moto. I generatori elettrici sono situati a bordo della struttura galleggiante, a propria volta ancorata al fondale, permettendo all’intero sistema di allinearsi a seconda della direzione della corrente.

Ma lo stretto non è l’unico punto utile per utilizzare questa tecnologia; nel Mar Tirreno e precisamente a Formia verrà prossimamente installato il sistema Rewec 3, progettato e realizzato dal Natural Ocean Engineering Laboratory (Noel), dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Si tratta di un dispositivo che si innesta all’interno di una normale diga foranea e sfrutta l’energia delle onde attraverso un sistema di camere che comprimono o espandono l’aria in esse contenute per effetto del moto ondoso e quindi fanno azionare delle turbine che, a loro volta, producono energia elettrica.

Il mare di Sardegna invece è quello con il maggiore potenziale energetico fra i mari italiani; sulla costa occidentale sarda, ad Alghero, è stato installato in prova il sistema ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), progettato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Torino. Questo è un dispositivo di tipo galleggiante che utilizza l’inclinazione del fianco dell’onda per produrre energia elettrica; l’onda che lo investe induce un moto di beccheggio che crea una oscillazione da cui un generatore elettrico estrae energia. Il parametro più rilevante del Mar Mediterraneo e dei mari chiusi non è l’altezza dell’onda, ma la frequenza delle onde, e il sistema ISWEC sfrutta appunto questo aspetto, riuscendo ad estrarre energia dal moto ondoso in modo proporzionale al quadrato della frequenza delle onde incidenti. Attualmente, il sistema è in prova in tre località: oltre ad Alghero, appunto, anche a La Spezia e Pantelleria, ed è riuscito a fornire una media di 2600 Megawattora all’anno.

Fonti: www.ilfattoquotidiano.it

http://ecowayoflife.blogspot.com

DRAGONFLY: l’edificio verde di Vincent Callebaut

Un grattacielo a forma di ala di Libellula: concepito dallo studio belga Vincent Callebaut Architectures per la città di New York, è il progetto di un maxi-edificio con funzioni ibride di fattoria, ufficio e abitazione che intende alleviare i problemi di carenza alimentare e di spazio nelle grandi metropoli collegando direttamente i produttori ai consumatori per ridurre l’impatto ambientale delle megalopoli. L’edificio di 132 piani e 600m di altezza sarà in grado di ospitare 28 diversi spazi agricoli per la produzione di frutta, verdura, cereali, carne e prodotti lattiero-caseari e sarà autosufficiente al 100% grazie all’utilizzo di una combinazione di energia solare ed eolica.

Realizzata con una struttura metallica che si ispira all’esoscheletro delle ali della libellula, la struttura sarà organizzata intorno a due torri che mantengono l’equilibrio microclimatico grazie a un doppio strato a nido d’ape incuneato tra le pareti: d’inverno l’aria calda si accumula in questo esoscheletro costituendo una barriera contro il freddo come in una serra; d’estate invece il calore è schermato dall’abbondante vegetazione che garantisce il giusto grado di umidità grazie ai processi di ventilazione naturale, l’evaporazione e la traspirazione delle piante come accade in una foresta.
Sempre secondo il concetto base di edificio come organismo vivente, Dragonfly è in grado di recuperare rapidamente le energie che consuma. Questa “ fattoria metabolica”, come la definisce il suo ideatore, è in grado di captare l’energia del sole, dell’acqua e del vento per trasformarla in elettricità; sul versante nord tre turbine eoliche sfruttano i venti newyorkesi per produrre metà dell’energia necessaria al funzionamento dell’edificio. Al resto del fabbisogno provvede invece il gigantesco scudo solare che riveste le pareti del versante sud e la base della struttura che sfrutta la corrente del fiume.

Sulle pareti interne delle case e degli uffici si affacciano terrazze esagonali riservate alle coltivazioni idroponiche che vengono alimentate esclusivamente grazie alle risorse dell’edificio: i giardini in superficie con vegetazione tropicale filtrano l’acqua piovana e i reflui che vengono mescolati con l’acqua di utilizzo domestico per poi essere nuovamente filtrata e trattata prima di essere fatta ricircolare ad uso della fattoria. Il livello sanitario e le tecnologie di questo approccio di azienda presentano anche un interessante potenziale per la decontaminazione dei terreni e di sotterranei inquinati, nonché la purificazione dell’atmosfera da CO2 tutto grazie alle proprietà dei vegetali.

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Fonti: http://ecowayoflife.blogspot.com/2011/04/dragonfly-di-vincent-callebaut.html

www.terranews.it

Focus n° 206, Dicembre 2009

La discoteca “OFF CORSO” a Rotterdam: nuove energie


E’ nata nel 2006 in Olanda, più precisamente nelle vie di Rotterdam, la prima discoteca ecologica al mondo in grado di autoricaricarsi completamente grazie al movimento delle persone. La novità sta nello speciale pavimento che è in grado di assorbire le vibrazioni prodotte dalle persone che ballano in pista; la tecnologia è stata sviluppata dallo studio di architettura Doll-Atelier voor Bouwkunst e consiste in un dance-floor sospeso su particolari cristalli in grado di produrre energia piezoelettrica se compressi e fatti vibrare, gli impulsi poi vanno trasferiti ad un generatore di corrente che alimenta l’intera discoteca. Un modo intelligente per sfruttare una forma di energia che altrimenti andrebbe persa.

Ma questa discoteca non è l’unico esempio di tecnologia piezoelettrica: in Giappone già da qualche tempo esistono i marciapiedi piezoelettrici! Ogni passo di una persona di almeno 60 kg genera 0,5 kwh. Molti stanno studiando questa tecnologia innovativa per poterla applicare alle stazioni della metro o dei treni dove il grande afflusso di pedoni potrebbe produrre l’energia necessaria a mantenere attiva l’illuminazione ad esempio senza dover pesare sul comune sistema di distribuzione energetica.

C’è chi poi ha pensato di sfruttare l’energia prodotta da chi si allena in palestra sulle cyclettes ad esempio; la catena California Fitness ha finanziato il progetto dell’ecoingegnere Gambarotta che ha progettato e poi messo in opera una serie di macchinari da palestra come cyclettes, tapis roulant, step che riescono a convertire l’energia motoria che noi produciamo in energia elettrica. Questa energia viene poi utilizzata dalla palestra per luci e riscaldamento. In realtà però, i macchinari e tutto il sistema di conversione è ancora molto costoso e ci vogliono parecchi anni prima di rientrare dell’investimento; ecco dunque perchè siano solo le grandi catene a potersi permettere di utilizzare questo nuovo business.

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Fonti: http://ecowayoflife.blogspot.com

www.coscablog.it

www.yeslife.it

La foglia artificiale

Oggi il potenziale dei raggi solari viene sfruttato attraverso i pannelli solari e i pannelli fotovoltaici che utilizzano però materiali costosi e ancora poco competitivi rispetto alle risorse non rinnovabili; inoltre non sono capaci di sfruttare appieno questo tipo di fonte energetica, si pensi infatti che il sole ogni anno fornisce alla terra 100mila TeraWatt di energia e che 14 TeraWatt, quantità emessa in un ora, potrebbero soddisfare il fabbisogno annuale dell’uomo. Ecco perchè da un po’ di tempo gli scienziati cercano metodi alternativi per imitare il processo naturale che per antonomasia utilizza l’energia solare: la Fotosintesi.

Da questa ricerca nasce nei laboratori MIT, Massachussetts Institute of Technology, il progetto del professor Daniel Nocera e della sua squadra: una foglia artificiale grande quanto una carta da gioco, costruita con materiali economici come il nichel e il cobalto, che riproduce le reazioni della sintesi clorofilliana. Questo processo è costituito da due fasi: la fase luminosa, in cui l’acqua viene scissa in ossigeno e idrogeno grazie all’energia della luce solare, e la fase oscura, durante la quale l’idrogeno prima ottenuto si combina con l’anidride carbonica per formare sostanze organiche con grande potenziale energetico come l’etanolo e il metanolo. La nuova tecnologia della foglia artificiale è in grado di ricreare la prima reazione ottenendo così dall’acqua una fonte di energia pulita, l’idrogeno.

Durante le sperimentazioni la foglia artificiale ha sorpreso tutti: inserita in un recipiente pieno d’acqua ed esposto al sole ha prodotto una quantità d’energia dieci volte superiore a quella che sarebbe stata generata da una foglia naturale di analoga grandezza. Gli studiosi ritengono che con questo metodo con appena quattro litri d’acqua si potrebbe produrre l’energia necessaria per riscaldare una casa in un Paese in via di sviluppo.

Energia pulita a basso costo e con rendimenti ben maggiori di tutte le altre fonti energetiche che conosciamo, compreso il nucleare che per soddisfare le nostre esigenze necessiterebbe della costruzione di una centrale a settimana per i prossimi 120 anni. E non finisce qui: se gli scienziati riusciranno a ricreare anche la fase oscura artificialmente potremmo utilizzare l’anidride carbonica come reagente e trasformarla in sostanze organiche ad alto contenuto energetico ristabilendo così l’equilibrio sempre più compromesso del nostro pianeta.

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Fonti: http://ecowayoflife.blogspot.com

www.greenstyle.it

www.ecologiae.com

Filiera corta ecologica: l’esempio di Zolle

Zolle è un’azienda giovane che da 2 anni a Roma si occupa della distribuzione a domicilio di prodotti biologici dei piccoli contadini del territorio. L’idea è stata di una ragazza di nome Simona che ha voluto affrontare il problematico collegamento tra i piccoli produttori e i consumatori; da una parte c’è chi pratica un’agricoltura sana e biologica su piccola scala, ma non riesce a vendere direttamente i propri prodotti per il difficile accesso al mercato a causa delle molte norme burocratiche, per la questione delle certificazioni e anche perchè fisicamente non può occuparsi sia della coltivazione che della vendita in città. Dall’altra troviamo i consumatori inermi che si trovano a subire un’offerta alimentare industrializzata e scadente.

Zolle ha l’obiettivo quindi di fornire ai propri cittadini i prodotti biologici della propria terra ad un prezzo ragionevole e con la comodità della consegna a domicilio; abbonandosi al servizio si riceve a casa ogni settimana una spesa per 2 persone che comprende frutta e verdura di stagione, latticini, uova e anche carne per i non vegetariani; in più ai consumatori arriva per email ogni settimana un listino “mercato libero” dal quale si possono scegliere altri prodotti come cioccolata, olio, vino tutti di produzione locale.

Oggi Zolle fornisce 500 famiglie nel territorio lavorando con realtà piccolissime in tutto il Lazio; questi piccoli produttori hanno così l’opportunità di sopravvivere e moltiplicarsi grazie anche all’unica intermediazione che li collega ai consumatori permettendo loro un reddito dignitoso; per Zolle infatti conta la coltivazione biologica prima di tutto, ma anche la storia delle piccole aziende e la loro intelligenza nel trarre il meglio dal territorio senza sfruttarlo, al contrario delle grandi produzioni.

Zolle poi non si dimentica dell’ambiente: la spesa viene consegnata esclusivamente in bicicletta e gli imballaggi sono ridotti al minimo, scatoloni e sacchetti di plastica riciclabile per contenere le verdure fresche; gli scatoloni poi vengono resi indietro per poter essere riutilizzati nuovamente.
Questo dimostra che la filiera corta ecologica è realizzabile e soprattutto che ne possiamo trarre guadagno tutti, anche l’ambiente.

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Fonti: http://ecowayoflife.blogspot.com

www.zolle.it

” Filiera corta..zolla per zolla” su Terra Nuova, Maggio 2011

I giganti verdi, edifici a basso impatto ambientale

E’ una recente ricerca della “Commission for Environmental Cooperation” di Montreal a mostrare come il modo più economico per ridurre le emissioni di gas serra e rallentare i cambiamenti climatici già in atto sia la costruzione di edifici energeticamente efficienti. In particolare secondo le stime del rapporto si potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica per una quantità pari a 1,7 miliardi di tonnellate all’anno.
Parliamo quindi di immobili la cui progettazione, localizzazione e funzionamento facciano riferimento a procedure e materiali attenti all’impatto ambientale. Questo nuovo approccio alla costruzione si è diffuso da qualche anno a questa parte e ha trovato impiego nei paesi più sviluppati dove la ricerca ha portato ottimi risultati di compromesso tra nuove tecnologie pulite e ricerca estetica. Di recente quindi molti grandi architetti si sono dedicati alla progettazione di nuovi edifici in grado di autoalimentarsi diminuendo il proprio impatto ambientale.

BAHRAIN WORLD TRADE CENTER

Opera dello studio Atkins Architects e completato nel 2008 a Manama, è il padre degli eolo-edifici. La struttura è costituita da due torri identiche a forma di vela, che servono ad incanalare il forte vento proveniente dal mare, e sono alte 50 piani per 240 metri complessivi di altezza. I due volumi sono uniti da tre turbine eoliche di 29 metri di diametro che vengono sostenute orizzontalmente da tre passerelle. Si tratta del primo edificio al mondo dotato di turbine eoliche di così ampie dimensioni; una soluzione che da sola copre il 15% del fabbisogno energetico delle due torri.

 

 

PEARL RIVER TOWER

Progettato dallo studio di architettura statunitense SOM, ultimato nel 2010, sorge nella città di Guangzhou in Cina a circa 180 km di distanza da Hong Kong. E’ alto 71 piani, complessivamente 303 metri d’altezza per una superficie complessiva di 670 mila mq. L’edificio presenta tre grandi fessure che hanno lo scopo di incanalare le correnti d’aria verso le enormi turbine nascoste all’interno dell’edificio; questo sistema permette di aumentare la velocità del vento e quindi amplificare di un fattore 15 la produttività energetica delle turbine eoliche. La dotazione “sostenibile” della struttura è poi completata da i pannelli fotovoltaici posti in facciata, un involucro esterno in vetro a doppia pelle, un sistema di condizionamento supportato da sonde geotermiche e da sistemi bioclimatici di ventilazione naturale.

 

HEARST TOWER

Progettata da Norman Foster e completata nel 2006 a New York, la Hearst Tower è alta 182 metri ed è stato il primo edificio ad essere costruito dopo l’attentato delle torri gemelle. La sua particolarità consiste nello scheletro in acciaio che per l’80% è costituito da materiale riciclato ed è “leggero”: Foster grazie alle forme triangolari ha infatti utilizzato il 20% in meno del metallo che sarebbe servito per una costruzione tradizionale. Presenta un innovativo sistema di raccolta per l’acqua piovana sul tetto che viene riutilizzata per alimentare un sistema di climatizzazione che raffredda l’edificio d’estate e lo scalda d’inverno. I vetri poi sono basso emissivi cioè filtrano i raggi esterni del sole lasciando passare solo la luce naturale ma non il calore, evitando così un eccessivo ricorso alla climatizzazione.

 

ROTATING TOWER

Progettata dall’architetto italiano David Fisher per la città di Dubai negli Emirati Arabi, alta 313 metri distribuita su 65 piani, sarà “la prima architettura interamente girevole al mondo“; la torre infatti cambierà continuamente forma e sarà in grado di produrre energia elettrica in misura significativamente superiore al proprio fabbisogno. Il segreto è nelle 48 turbine eoliche montate orizzontalmente tra un piano e l’altro e nelle celle fotovoltaiche che troveranno spazio sui tetti dei singoli appartamenti. E anche i singoli piani, girando grazie al vento, produrranno energia. Secondo i calcoli dei progettisti il grattacielo riuscirebbe a produrre 190 milioni di kilowatt annui di energia equivalenti a 7 milioni di euro.

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Fonti: http://ecowayoflife.blogspot.com

” I giganti verdi”,Focus Dicembre 2009

Eco car sharing

Che cos’é il car-sharing? Con questo termine si indica un servizio pubblico di mobilità urbana a fruizione individuale alternativo al trasporto pubblico urbano; tramite l’iscrizione al servizio, l’utente compra l’uso effettivo del mezzo anzichè il mezzo stesso.
Insomma in poche parole invece di avere la propria macchina se ne noleggia una ogni volta che ne abbiamo bisogno; le conseguenze? Nei paesi del nord Europa si è calcolato che l’utilizzo di 1 veicolo in car-sharing sostituisce 5-6 vetture private con tutto quello che ne deriva in vantaggi per l’ambiente e per la viabilità.

Già di suo è quindi una grande idea per diminuire l’impatto ambientale delle autovetture, ma perchè non fare un passo in più noleggiando auto elettriche? Amsterdam entro il 2011 si doterà di ben 300 Smart Electric Drive e altrettante postazioni di ricarica aprendo così il mercato a queste nuove auto; anche in Italia Milano, Varese, Como e Roma si sono attrezzate per offrire ai cittadini mezzi ecologici per girare la città o allontanarsi dal centro. Bisogna ricordare infatti che oltre a non inquinare il pieno ci costa solo 2 euro e il noleggio permette ai cittadini di usufruire di queste vetture senza dover affrontare la spesa per l’acquisto, oggi ancora proibitiva.
Il problema? Come sempre l’informazione, ancora pochi conoscono questa alternativa. Ecco perchè un’azienda svizzera ha presentato al Salone di Ginevra il prototipo “Light Car Sharing Concept”; è una vettura elettrica a 6 posti con un’autonomia di 100 km che mentre è in funzione si pubblicizza grazie alle luci a led che proiettano scritte pubblicitarie intorno all’auto come ad esempio “Noleggiami” per farsi conoscere in giro per la città.

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Fonti: www.trasportando.com

www.carsharingbrescia.it

http://ecowayoflife.blogspot.com/

POWER FLOWER: l’eolico urbano

 

E’ di NL Architects il progetto di unire le richieste energetiche a quelle estetiche delle pale eoliche; così proprio in Olanda, paese dei mulini a vento, nascono i “Power Flower”, dei generatori eolici che abbelliranno le nostre città producendo energia pulita in modo silenzioso. L’idea nasce proprio dal voler superare il limite estetico e rumoroso delle pale eoliche attualmente utilizzate che non sono ben viste perchè deturpano il paesaggio; queste nuove turbine, oltre agli aspetti estetici, offrono la possibilità di utilizzare l’energia eolica anche nelle zone densamente abitate, venendo definiti quindi “mulini a vento urbani”.

La struttura del mulino “Power Flower” è in acciaio e ha la forma di un albero con un numero di rami che può andare da 3 a 9, su ognuno dei quali si trova una turbina ad asse verticale capace così di sfruttare il vento proveniente da ogni direzione ( e non unidirezionalmente come le pale eoliche classiche). Le turbine si muovono con un vento a velocità minima di 3,5 m/s e la struttura è in grado di resistere a venti di velocità di 190 km/h. Secondo le stime un albero di 3 rami con un vento medio di 5 m/s sarebbe in grado di produrre 13’000 kw/h all’anno, con meno di 42.8 db di rumore a 12 m/s.

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Fonti: www.ecoblog.it
www.fonterinnovabile.com

http://ecowayoflife.blogspot.com

Energia da biomasse vegetali

Che cos’è l’energia della biomassa? Si tratta di una forma indiretta di energia solare accumulata in qualsiasi materiale organico vegetale (alberi,erbacce) tramite il processo della Fotosintesi; i vegetali infatti utilizzano i raggi solari per trasformare acqua e anidride carbonica in sostanze energetiche che servono alle stesse per autoalimentarsi. Oltre ad essere un’ulteriore fonte di energia utilizzabile dall’uomo, questa fonte di energia costituisce una grande risorsa per l’ambiente: la sua più importante caratteristica è infatti quella di non alterare il bilancio di anidride carbonica nell’atmosfera; l’anidride carbonica immessa nell’atmosfera, quando le bruciamo ad esempio, è la stessa quantità che queste hanno assorbito durante la loro crescita! Notevole differenza con i combustibili fossili che producono CO2 in grande quantità durante la combustione, ma non c’è modo di completarne il ciclo riportandola alla forma organica.

La biomassa è una fonte largamente presente sul nostro pianeta: si posso utilizzare la piante estirpate, e quindi inutili, o piantarle appositamente, magari vicino agli impianti che le utilizzeranno per ridurre i costi di trasporto e il conseguente inquinamento. La biomassa può essere ricavata da numerose fonti naturali, oltre che dagli scarti dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’industria, come ad esempio: le piante e gli alberi (scarti di lavorazione del legno o della cellulosa, residui di potature, legname coltivato allo scopo, residui agricoli), scarti dell’industria alimentare (noccioli, vinacce, gusci, fieno, sansa), reflui degli allevamenti e delle discariche, rifiuti urbani (frazione organica), rifiuti industriali (cascami di cotone, canapa). Esistono inoltre vere e proprie colture energetiche che si differenziano in tre classi a seconda dell’utilizzo: colture zuccherine (mais, cereali, sorgo), colture oleaginose (girasole, colza, soia), colture ligno-cellulosiche (sorgo da fibra, kenaf, canapa, canna comune, miscanto, panico, falaride, cardo, pioppo, salice, robinia).

Ma come si ricava l’energia da questi vegetali? Ecco i metodi più utilizzati:
-Combustione: è il metodo più semplice e da sempre usato dall’uomo, ha un buon rendimento quando i residui sono ricchi di cellulosa e lignina.
-Digestione anaerobica: avviene in assenza di ossigeno e consiste nella demolizione ad opera di microorganismi che producono gas al 50/70% di metano; svolgendosi il processo in appositi impianti il gas è facile da raccogliere e comprimere per essere poi utilizzato come fonte di energia. Inoltre al termine del processo si conservano azoto, fosforo e potassio, elementi nutritivi per il vegetali che vengono restituiti al terreno tramite la fertilizzazione. Questo metodo viene impiegato anche per produrre gas dalle deiezioni animali, dai reflui civili, dai rifiuti alimentari e la parte organica dei rifiuti solidi urbani; Attenzione: il gas metano è un potente gas serra! Facendo la raccolta differenziata e separando l’umido dal resto favoriamo la raccolta del metano impedendo la sua immissione spontanea nell’atmosfera.
-Digestione aerobica: consiste nella metabolizzazione delle sostanze da parte dei batteri in presenza di ossigeno; questi producono elevato calore come conseguenza dell’attività metabolica che può essere recuperato con l’impiego di scambiatori a fluido.
-Produzione di biocarburanti: dalle piante oleoginose come la soia e il girasole si ricavano olii appunto che si utilizzano come combustibili e risultano più economici di quelli prodotti con i combustibili fossili.

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Fonti:
-www.istitutomagistralepz.it/
-www.lifegate.it
-www.habitatenergy.it
-http://ecowayoflife.blogspot.com

Il Nucleare non è il futuro

Dal mese di Marzo in poi, a pesare sulle decisoni del nucleare nel mondo, c’è il grave incidente del Giappone; a causa dello tsunami e del terremoto, nella centrale atomica di Fukushima ci sono state diverse esplosioni e successive fuoriuscite di materiale radioattivo che hanno contaminato il territorio circostante e l’aria con la formazione di una nube radioattiva. L’incidente del Giappone ha dimostrato che, anche in un paese all’avanguardia nella tecnologia nucleare, questa risorsa non si può rendere sicura al 100%.

Mentre nel mondo tutti fanno un passo indietro sul nucleare, prima fra tutti la Germania, ma anche Russia Cina e India, annunciando che le loro centrali saranno sottoposte ai cosiddetti “stress test” per provarne la sicurezza, in Italia non solo si prepara un referendum per reinserire il nucleare nel nostro programma energetico, ma si tagliano pure i fondi alle energie rinnovabili!
Quei settori, che delle nuove energie avevano fatto un mezzo per aumentare l’occupazione e i fatturati delle aziende, rilanciando questa economia, si sono visti tagliare le gambe. E’ vero poi che c’è stata una retromarcia del governo con la redazione di un nuovo decreto, il Quarto Conto Energia, ma il messaggio è chiaro: non c’è nessun tipo di appoggio, nessuna certezza, nessun piano energetico nazionale..e senza certezze nessuno investe. Il motivo di questi tagli nasce dall’analisi dei costi in bolletta delle rinnovabili, “l’incentivo medio- dicono- è quasi il doppio dell’energia prodotta”; si ma nessuno ci spiega che ogni anno per il decomissioning nucleare, cioè lo smantellamento delle centrali chiuse, delle nostre bollette spendiamo ben 3 miliardi di euro. Se io potessi scegliere, preferirei che i miei soldi andassero al rinnovabile e non ad un progetto mai partito eppure pericoloso.

Nel mondo ci sono 442 centrali nucleari, 58 reattori in 19 centrali solo in Francia, proprio oltre il nostro confine; l’energia dall’atomo contribuisce alla produzione globale di energia per il 6%, in particolare per il 15% nell’energia eletttrica. Non ha poi tutta questa incidenza insomma, senza contare che esaurito il petrolio, per soddisfare il fabbisogno mondiale di energia, dovrebbe essere costruita una centrale a settimana per i prossimi 120 anni! Un gruppo di lavoro internazionale ha pubblicato uno studio sulla rivista The Energy Journal dove illustra come sia possibile abbandonare questa strada: rinunciare al nucleare costerebbe solo lo 0.7% della ricchezza, un costo insignificante rispetto a quello provocato dalle catastrofi nucleari.

Rinunciare al nucleare sembra impossibile anche perchè è opinione comune che le energie rinnovabili non siano in grado di sostenere da sole il nostro fabbisogno: SBAGLIATO. Le fonti rinnovabili stanno crescendo a ritmi imprevedibili e i loro costi si stanno rapidamente riducendo, rendendole più accessibili. L’elettricità producibile dagli impianti solari ed eolici installati nel mondo tra il 2005 e il 2010 è tre volte maggiore rispetto a quella dei reattori nucleari attivati negli stessi anni.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che il nucleare non è una fonte di energia rinnovabile: necessita dell’uranio, che costa ed è esauribile, e produce scorie radioattive pericolose che devono essere stoccate e nascoste da qualche parte; sole, vento e acqua sono invece beni equi, accessibili, condivisibili, rinnovabili e non confiscabili.

Se vuoi abbandonare definitivamente il nucleare in Italia vota si al referendum del 12 e 13 giugno.

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Fonti:
-inchiesta “Nucleare o rinnovabili? il governo ci prende per i pannelli” su Terra Nuova, Maggio 2011